Sisma e neve, azienda va a picco in attesa del rimborso dei danni

Odissea di due agricoltori: dal gennaio 2017 la loro attività è bloccata e non hanno potuto pagare i contributi per cui è stato pignorato il conto corrente. Ora hanno anche lo sgombero dell’abitazione
CASTELLALTO. Da un anno e mezzo a questa parte hanno visto la loro vita, le loro certezze, crollare come un castello di carte.
E’ un’infinita concatenazione di cause ed effetti che ha messo due agricoltori di Castellalto, fratello e sorella, praticamente sul lastrico.
Tutto è iniziato quel terribile 18 gennaio del 2017. Una data che nessun teramano può scordare: in una giornata quattro forti scosse di terremoto, durante una delle nevicate più copiose degli ultimi decenni.
E anche l’azienda agricola familiare di Castellalto ha riportato danni: è crollato il capannone in cui erano ricoverati gli attrezzi di lavoro, che sono diventati inservibili. Di conseguenza l’attività della piccola azienda – che fra l’altro produceva latte – ha subito un brusco arresto. Nessuna produzione, niente entrate: è così nell’impresa. E quindi i due agricoltori hanno dovuto fare delle scelte. Provvedere alla sussistenza per sè e per i propri figli piuttosto che pagare i contributi. «Hanno dovuto fare delle scelte sui pagamenti», spiega Pasquale Di Ferdinando, presidente dell’associazione consumatori “Robin Hood”, «e quindi si sono creati degli arretrati sui versamenti dei contributi all’Inps. Di conseguenza la Soget ha fatto loro un pignoramento presso terzi, cioè ha bloccato il loro conto in banca».
Tutto questo ha aggravato la situazione dei due piccoli imprenditori agricoli. Ma, purtroppo, non era ancora tutto. «A distanza di mesi su disposizione del Cor è stata recentemente fatta una verifica dell'abitazione. Ed anche l’edificio dove vivono le due famiglie è stato dichiarato inagibile», aggiunge Di Ferdinando, «questo significa che devono affittare un’altra abitazione, ma devono dare un anticipo di tre mensilità. Ma non possono: hanno tutti i soldi bloccati in banca. Inoltre il Cas, il contributo di autonoma sistemazione, viene liquidato dopo mesi. Senza contare che sono necessari soldi per il trasloco e l’allaccio delle utenze: non hanno soldi per fare tutto questo. E ovviamente nessuna banca dà loro un prestito perchè c’è in atto il pignoramento».
La piccola azienda agricola sta aspettando il rimborso dei danni di quel terribile 18 gennaio e la fornitura del capannone prefabbricato.
Ma adesso l’emergenza è l’abitazione: l’ordinanza di sgombero è arrivata all’inizio della scorsa settimana. «Stiamo vedendo se è possibile l’accesso al microcredito con Banca etica, che da tempo ha delle convenzioni con le Caritas diocesane», informa il presidente di “Robin Hood”, «e sentiremo anche l’assessore regionale all’agricoltura Dino Pepe, speriamo che trovi una soluzione, come ha fatto per altri casi di agricoltori in difficoltà. Purtroppo rispetto a questi eventi eccezionali si è sempre impreparati, ma un'azienda agricola che rimane senza mezzi di produzione e senza abitazione è veramente un fatto difficilissimo da affrontare. E' il classico caso del cane che si morde la coda: da una parte si aiutano le imprese, dall'altra però si mettono in mezzo a una strada con un pignoramento».
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