«Sono all’estero, aiutami invia soldi su quest’Iban» Ma è una truffa via mail

“Robin Hood” segnala: violata la posta di tre commercianti teramani Quattro loro amici cadono nel tranello, il denaro non si può riavere
TERAMO. Impazzano le truffe con la posta elettronica. Negli ultimi giorni sono stati segnalati vari casi di truffe con due sistemi all’associazione i “Robin Hood”.
Nel primo caso gli hacker-truffatori entrano nella posta elettronica e inviano mail a tutti gli indirizzi in rubrica, chiedendo soldi. «Si sono introdotti negli account mail di tre commercianti teramani», spiega il presidente di “Robin Hood”, Pasquale Di Ferdinando, «e hanno fatto partire messaggi in cui in sostanza c’era scritto: “Sono in Portogallo, sono in difficoltà e non posso telefonare, versa i soldi su questo conto” E seguiva un iban. Fra i loro contatti molti amici li hanno chiamati per sincerarsi della situazione e non sono caduti nel tranello. Uno dei tre, avendo così appreso della truffa a suo nome, ha mandato subito una mail a tutti scrivendo che quella precedente non era sua. Ma quattro amici di questi commercianti hanno risposto all’appello e hanno fatto i versamenti». All’associazione i commercianti hanno chiesto se c’era un modo per recuperare i soldi, circa 300 euro ognuno. «Abbiamo chiesto alla polizia postale, è praticamente impossibile», spiega Di Ferdinando, «per somme così piccole non sarebbe autorizzata nessuna indagine a livello internazionale. Il consiglio è questo: cambiare spesso le password e usare non solo lettere e numeri, ma anche caratteri e più lunghe sono, meglio è. Invece, per chi riceve i messaggi: verificare con una telefonata se quanto indicato dalla mail è vero».
Il secondo tipo di truffa riguarda mail che arrivano chiedendo di comunicare i dati bancari. Di solito provengono da falsi account delle Poste o di qualche banca. «Questo mese abbiamo già ricevuto 7-8 segnalazioni di conti svuotati», afferma Di Ferdinando, «consigliamo innanzitutto una lettura attenta, visto che ci sono spesso degli errori. Ma al di là di tutto nè le banche nè le Poste richiedono dati che già hanno. E comunque mai darli telefonicamente o per mail, ma recarsi allo sportello». In entrambi i casi si tratta di truffe che provengono dai Paesi dell’Est ed è difficile risalire all’autore.
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