Sospeso il vescovo che sposa i gay: «Ma io vado avanti»

ALBA ADRIATICA. Don Gianni Di Marco si ribella anche alla Chiesa cattolica ecumenica mondiale. Il primate messicano David Kalke ha infatti sospeso il gelataio-vescovo, che però a sua volta lo...
ALBA ADRIATICA. Don Gianni Di Marco si ribella anche alla Chiesa cattolica ecumenica mondiale. Il primate messicano David Kalke ha infatti sospeso il gelataio-vescovo, che però a sua volta lo disconosce. Dice Don Gianni: «La Chiesa ecumenica italiana, di cui sono tra i fondatori, è autonoma: continuo la mia attività pastorale». Il vescovo, che è vicario per Marche, Abruzzo e Molise, è balzato alle cronache più volte negli ultimi mesi per aver sposato due coppie omosessuali ma anche per essersi preso una scomunica dal vescovo della diocesi di Teramo della Chiesa romana Michele Seccia. Oltre a far parlare di sé in Italia, però, avrebbe disobbedito in varie occasioni anche alla guida spirituale mondiale della Chiesa ecumenica, che due settimane fa ha definitivamente perso la pazienza nei suoi confronti.
La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, sembra essere stata l’accoglienza, da parte della comunità albense della Chiesa ecumenica, di una suora malata dello Sri Lanka che aveva chiesto aiuto a don Gianni, il quale l’avrebbe aiutata senza però aver prima ricevuto il consenso del primate messicano Kalke. Dietro però ci sarebbe anche il dibattito molto più ampio dell’autonomia delle chiese nazionali rispetto al nuovo primate eletto nel marzo scorso. Quella italiana, nata ufficialmente il 18 febbraio 2014 dopo un paio di anni dallo sviluppo delle prime comunità, prevede nello statuto una grande libertà d’azione dei vescovi. Don Gianni Di Marco, quindi, ha intenzione di continuare a guidare la sua numerosa comunità di fedeli e le opere in cui questa è impegnata: dal ricovero per i senzatetto di Alba alla missione che fra qualche mese fonderà in Sri Lanka per aiutare i bambini. (l.t.)
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