Spaccio, l’accusa al carabiniere può cambiare

23 Dicembre 2021

Il giudice invita il pm a riqualificarla in uso personale. Il legale: «Il processo chiarirà»

TERAMO. La prima udienza del processo è fissata per il mese di aprile dopo il rinvio a giudizio disposto dal gup Marco Procaccini. Il caso è quello del 51enne vice brigadiere dei carabinieri Franco Caviti accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e finito agli arresti domiciliari (poi revocati) nell’ambito di una operazione antidroga della stessa Arma. Nel provvedimento in cui si dispone il rinvio a giudizio il gup invita il pm a voler valutare l’eventuale riqualificazione dell’accusa: non più spaccio ma uso personale. In apertura di dibattimento si conoscerà la decisione del pm. Per l’avvocato Massimo Di Rocco, legale del militare: «Il rito ordinario rappresenta la sede ideale per l’accertamento delle condotte contestate al Caviti, a fronte delle quali, già in sede di udienza preliminare, il giudice Procaccini ha invitato la pubblica accusa a voler valutare l’eventuale riqualificazione dei capi di imputazione in termini di lieve entità. L’istruttoria dibattimentale saprà far emergere i fatti nel loro effettivo svolgimento,le reali azioni svolte dal Caviti, la successione degli eventi e l’attribuzione di responsabilità in capo a coloro che si ritiene abbiano caratterizzato il proprio agire per affievolire le proprie condotte ed aggravare quelle del Caviti». E aggiunge: «Si evidenzia come gli esami clinici e i test specifici svolti sulla persona del Caviti in concomitanza alle contestazioni hanno fatto emergere la totale negatività all’uso di cocaina. Il mio assistito non è mai stato trovato in possesso di alcuna sostanza stupefacente, neppure in sede di perquisizione. Né tantomeno è stato rinvenuto materiale per il confezionamento, essendo risultate le perquisizioni negative».(d.p.)
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