«Staccate la spina, questo è un progetto politico all’epilogo»
Le dimissioni dell'assessore e l'uscita dalla maggioranza della lista di Mauro Di Dalmazio hanno suscitato un coro unanime di richiesta di dimissioni a Brucchi dalle opposizioni. «Si assottiglia...
Le dimissioni dell'assessore e l'uscita dalla maggioranza della lista di Mauro Di Dalmazio hanno suscitato un coro unanime di richiesta di dimissioni a Brucchi dalle opposizioni. «Si assottiglia ancora la compagine a sostegno di un progetto politico che si avvicina all'epilogo», ha commentato il segretario comunale del Pd Maurizio Angelotti. «La stagnazione nel governo della città, sancita da tutte le forze politiche della maggioranza, si trasferisce all'interno dell'aula consiliare con soli 16 consiglieri su 32 che sostengono ancora il sindaco. Non crediamo restino altre opzioni di tornare tutti alle urne ed il sindaco, ormai anatra zoppa, deve fare un passo indietro». Durissimo anche il capogruppo regionale del Pd Sandro Mariani: «Con quali responsabilità politiche pensa di approvare il bilancio Brucchi? Dov'è la dignità di rimettere il mandato nelle mani dei cittadini? Domande retoriche che difficilmente troveranno risposta da parte di chi fino a pochi giorni fa millantava di rimanere in sella fino al 2019». E mentre Sinistra Italiana vede nel gesto di Di Dalmazio un prossimo passaggio nella compagine di D'Alfonso, Prospettiva Comune, il gruppo di Giorgio Giannella, mette sul banco degli imputati il "trasformismo" del Pd. «E' il preludio alla candidatura di Dodo Di Sabatino con la compagine di Manola Di Pasquale, la premessa per la grande fuga di ex sul mitologico carro dei vincitori. Il Pd di Teramo su ordine di D'Alfonso ha trasformato l'organizzazione democratica in un ricettacolo di vetusti arnesi di potere, verdiniani, forzisti e via dicendo, incorporandone il livello di corruzione e l'assenza di idee capaci di rilanciare un Paese. Secondo il Pd, dunque, il cambiamento nella nostra città è la candidatura dell'ex vicesindaco di centrodestra. Il salto del Dodo, più che della quaglia. Curioso anche perché il Dodo ha smesso di saltellare dal XVII secolo, quando s'è estinto». (m.d.t.)

