Stagionali, indennità fra un anno La Salpa si accorda per un anticipo

Dopo la sentenza contro l’Inps, gli operai, finito il contratto, non avranno subito la disoccupazione Di Ventura (Cgil): «Incontro urgente con la Regione sul piano che finora ha ridotto le ore lavorate»
TERAMO. C’è maretta alla Salpa. Flai Cgil e Fai Cisl hanno appena fatto una richiesta di incontro urgente alla Regione, al presidente Marco Marsilio e agli assessori Emanuele Imprudente e Piero Fioretti per una verifica sull’attuazione del piano di sviluppo rurale relativo al sito di Roseto. Piano che ha portato a un anno di tensioni, culminate nell’accordo di ottobre 2018, legate all'investimento che la Rolli ha fatto ad Alanno e che ha portato via da Roseto il 70% del reparto confezionamento.
«Il piano non è completamente attuato, ma i riflessi sul numero di giornate lavorate si sentono: 470 stagionali (altri 495 hanno contratti di almeno 8 mesi, ndr) lavoreranno meno della metà del 2017-18 e va a incidere anche sulla disoccupazione», esordisce Franco Di Ventura, segretario della Flai Cgil, «secondo le previsioni dell'azienda dal 2021-22 si dovrebbe incrementare il 30% della produzione per cui si recupererebbero tutte le giornate perse, ma oggi la realtà è questa».
E, piove sul bagnato, si è aperto il problema della sentenza del tribunale che ha dato torto all’Inps: la Salpa può essere inquadrata previdenzialmente in agricoltura dal giugno 2015. L’effetto ha “travolto” i lavoratori: l’Inps ha deciso di tramutare la Naspi percepita dal novembre 2017 (più di 18 mesi indietro non può andare) in disoccupazione agricola. «Il primo effetto è che la Naspi è stata bloccata a novembre 2017, ma la domanda di disoccupazione agricola si può avanzare da gennaio a marzo di ogni anno. Quindi ora è tardi per presentare la richiesta relativa al 2018. Gli stagionali che lasciano il lavoro resteranno senza alcuna copertura», fa notare Di Ventura, «l'ammortizzatore sociale lo percepiranno a metà dell'anno prossimo. L’altro effetto è che l’Inps ora rifà i calcoli della differenza fra la Naspi pagata fra il novembre 2017 e il marzo 2019 e la disoccupazione agricola. Ci può essere un debito o credito. In caso tocchi ridare i soldi al lavoratore, si può chiedere una dilazione di 18 mesi. Collegato c’è pure un problema fiscale sul percepito. Per il periodo precedente resta tutto così, ma se il ricalcolo è più vantaggioso per il lavoratore, questo può richiederlo».
Il problema più urgente, a questo punto, è che tanti lavoratori dovranno sopravvivere mesi senza indennità. «Abbiamo sottoscritto un accordo con la Salpa per un anticipo di circa il 50% di quanto il lavoratore dovrà percepire con la disoccupazione», informa Di Ventura, «sarà stretta un’intesa con una banca, con interessi al massimo del 2,5% (noi avevamo chiesto fossero a totale carico dell'azienda). E’ un modo per dare una risposta alle fortissime difficoltà di tante famiglie. Valuteremo infine con la Fai Cisl qual è la migliore soluzione per ogni singolo lavoratore, anche nei confronti dell'Inps per eventuali danni subiti». E’ stato poi sottoscritto un accordo temporaneo, su base volontaria e incentivata, valido fino a metà agosto, per lavorare di domenica per la raccolta degli ortaggi.
«Chiederemo una serie di incontri per un confronto sull'integrativo aziendale, che vada a riordinare i vari aspetti dell'accordo scaduto 7 anni fa, ma che ancora si applica», annuncia il sindacalista. La situazione, alla Salpa, per certi versi ricorda quella dell’Amadori, quando nel 1999 avvenne il passaggio al settore agricoltura. «La situazione è simile», conferma Di Ventura, «ognuna con le proprie specificità e criticità, però da allora abbiamo visto triplicare il numero degli occupati a Mosciano mentre qui abbiamo assistito a un investimento a Roseto da parte di Salpa ma Rolli l'ha fatto ad Alanno portando via da Roseto il confezionamento per il 70%».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

