Sull’Atr è calato il sipario: effettivi i 63 licenziamenti

Cessati definitivamente lunedì i rapporti di lavoro nell’azienda di Colonnella Polemici i sindacati: «La classe politica di ogni colore si è mostrata incapace»
COLONNELLA. Da lunedì 27 giugno il licenziamento ha avuto effetto e le lavoratrici e i lavoratori della Atr Group di Colonnella, l’azienda che realizzava compositi in carbonio, hanno cessato definitivamente il loro rapporto di lavoro, dopo anni di tribolazioni. «Due fallimenti, fronteggiati da una cassa integrazione vitale da una parte per la sopravvivenza delle maestranze e allo stesso tempo necessaria per prendere tempo e tentare una via alternativa, attraverso l’attivazione di politiche industriali e sinergie più volte sollecitate, che purtroppo non c’è mai stata», affermano in una nota le segreterie provinciali Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Teramo, che continuano: «Dopo le scellerate gestioni imprenditoriali, da noi sempre denunciate per tempo, sono arrivati i fallimenti (tra l’altro l’unico caso in Italia in cui il secondo fallimento si è aperto prima che si concludesse il primo). Da lì scioperi, presidi, assemblee, cortei, sit-in, tavoli istituzionali a tutti i livelli: noi ce l’abbiamo messa tutta. Con le lavoratrici e i lavoratori abbiamo urlato quanto sarebbe stato vitale per il territorio il rilancio dell’Atr. Abbiamo combattuto contro una classe politica, di tutti i livelli e tutti i colori, che ha dimostrato solo incapacità di risolvere e indifferenza verso una intera vallata, verso gli uomini e le donne che hanno lottato per mantenersi un lavoro. Con la chiusura definitiva dell'Atr non muore solo un marchio storico e di lustro per questa regione, ma muore definitivamente la speranza che in questo Paese si può vivere lavorando».
La fine dell’Atr Group era stata scritta nero su bianco nel verbale di accordo sindacale di licenziamento collettivo sottoscritto lo scorso aprile in Confindustria Teramo con i curatori fallimentari alla presenza dei sindacati dei metalmeccanici. I 63 dipendenti della storica azienda del carbonio sono stati mandati a casa ponendo fine a una serie di tentativi, tutti senza esito, volti a risollevare le sorti aziendali.
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