Tassa di soggiorno, è battaglia sulla sentenza del Tar
ROSETO. Continuano le polemiche in merito alla tassa di soggiorno. Dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso presentato dai consiglieri d’opposizione e dalle associazioni turistiche, e il...
ROSETO. Continuano le polemiche in merito alla tassa di soggiorno. Dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso presentato dai consiglieri d’opposizione e dalle associazioni turistiche, e il conseguente ricorso al Consiglio di Stato da parte dell’amministrazione comunale per cercare di annullare la sentenza, i membri del movimento politico “Roseto al Centro” tornano ad attaccare l’amministrazione.
«Vogliamo chiarire al sindaco Di Girolamo che, pur essendo avvocato, ha forse frainteso la sentenza del Tar sull’annullamento della tassa di soggiorno 2018», si legge nella nota, «Infatti mai nessuno ha dichiarato che non può applicare l’imposta in quanto tale, ma che non può, o meglio dire non poteva, approvarla così come hanno fatto lui e la sua maggioranza, perché hanno scelto di farlo in palese violazione del regolamento del consiglio comunale. In più nessuno gli ha chiesto di tornare indietro, la sentenza infatti parla d’altro. Forse, ormai è in stato confusionale». I vertici di “Roseto al centro” poi contestano anche l’atteggiamento del presidente del consiglio comunale, Teresa Ginoble. «La Ginoble», continua la nota, «invece di avere un ruolo di garante del consiglio e del regolamento, nel caso specifico nell’approvazione della delibera, si è dimostrata non all’altezza di ricoprire quel ruolo importante, sopprimendo tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni e non lasciando spazio alla discussione».
I gruppi consiliari di maggioranza, però, difendono la scelta dell’approvazione della delibera. «La delibera fu votata dal consiglio comunale con la maggioranza dei voti, com’è doveroso che accada in ogni sistema democratico», è scritto nella nota dei gruppi consiliari, «In quell’occasione alcuni consiglieri d’opposizione presentarono 560 emendamenti, il cui obiettivo non era quello di migliorare il testo della delibera, bensì di costringere il consiglio a discutere gli emendamenti stessi singolarmente, il che avrebbe richiesto oltre 500 ore di discussione, ossia decine di sedute di consiglio, con inevitabili costi per la comunità. Per superare questo ostacolo, che evidentemente era solo strumentale, il gruppo consiliare di maggioranza propose di accorpare la discussione degli emendamenti per gruppi omogenei. La proposta fu approvata dalla maggioranza e, in tutta questa procedura, il presidente del consiglio Ginoble non ebbe nessuna parte attiva, e dunque nessuna responsabilità». (l.v.)

