Tentata estorsione a due avvocati L’appello ribalta, c’è l’assoluzione

31 Maggio 2024

In primo grado erano stati condannati l’ex consigliere comunale Gambacorta e il figlio Valerio Il politico, venuto a mancare a gennaio per una malattia, aveva sempre respinto tutte le accuse

TERAMO. Fin quando la vita glielo ha permesso ha sempre respinto con forza l’accusa. «Io e mio figlio non abbiamo fatto nulla» ha ripetuto fino all’ultimo e chi lo ha conosciuto racconta che questo pensiero lo abbia accompagnato fino alla fine dei suoi giorni.
Il 75enne ex consigliere comunale Giuliano Gambacorta, per lungo tempo impegnato nelle istituzioni, è morto a gennaio dopo una malattia. L’anno scorso lui e il figlio 39enne Valerio erano stati condannati al termine di un rito abbreviato, il primo a due anni e un mese e il secondo a due anni, per tentata estorsione. Ieri la Corte d’appello dell’Aquila (collegio presieduto da Aldo Manfredi) ha riformato totalmente la sentenza di primo grado assolvendo il figlio Valerio per non aver commesso il fatto e dichiarando di non doversi procedere nei confronti dell’ex consigliere per i reati contestati perché estinti per morte del reo. Le motivazioni saranno depositate entro il mese di agosto.
Il ricorso in Appello è stato presentato dall’avvocato Gianni Falconi, difensore di entrambi già dal primo grado. Padre e figlio erano finiti a giudizio per tentata estorsione in concorso nell’ambito di un’indagine che vedeva come parte lesa una coppia di avvocati a cui era stata incendiata la macchina. Secondo l’accusa della Procura quell’incendio sarebbe stato rivendicato da uno dei due indagati, il padre, in una telefonata minatoria fatta fingendo di essere qualcuno che chiamava dalla Calabria a uno dei due avvocati che avrebbe dovuto avviare una procedura di pignoramento per conto di un suo cliente nei confronti dell’altro indagato. I fatti risalivano al 2021 e l’indagine era nata dopo la denuncia dei legali all’epoca impegnati in una procedura esecutiva, cioè un pignoramento, su incarico di un cliente nei confronti di Valerio Gambacorta. Un pignoramento di poco più di 4mila euro per un credito vantato dal primo nei confronti del secondo. Dopo il principio d’incendio divampato nella macchina di uno degli avvocati (per cui l’accusa nei confronti di padre e figlio era caduta nel corso delle indagini preliminari) quest’ultimo, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto sul suo telefono cellulare la chiamata da un uomo che avrebbe detto di telefonare da Cirò Marina, una cittadina calabrese. Nel processo di primo grado l’Ordine degli avvocati si era costituito parte civile.
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