Teramo, a picco il saldo nati-morti ma i residenti sfiorano i 55mila

17 Gennaio 2016

TERAMO. Meno nati, più morti. Nel 2015 il saldo demografico nel capoluogo è peggiorato notevolmente, praticamente raddoppiando in negativo (nel 2014 426 nascite e 550 decessi, l’anno scorso 389...

TERAMO. Meno nati, più morti. Nel 2015 il saldo demografico nel capoluogo è peggiorato notevolmente, praticamente raddoppiando in negativo (nel 2014 426 nascite e 550 decessi, l’anno scorso 389 nascite e 638 decessi: il saldo passa da -124 a -249). Nel giro di un anno i morti sono aumentati del 16% e le nascite sono diminuite dell’8,7%. Il fenomeno è legato sicuramente a un effetto generazionale, visto che la popolazione di Teramo conta tantissimi anziani nati tra il 1932 e il 1947, ma sicuramente nell’impennata del numero dei morti nel giro di un anno qualche altro fattore incide. Quello climatico (in particolare il caldo soffocante dell’estate scorsa) potrebbe aver avuto il suo peso, a Teramo come altrove visto che in tutta Italia il 2015 ha visto un netto aumento della mortalità. «Ma il fattore tumori qui è fondamentale, i tumori sono aumentati tantissimo soprattutto negli anziani», dice un noto impresario di pompe funebri della città.

Ad aiutarci nell’analisi del freddo dato numerico fornito dall’assessore all’anagrafe Mirella Marchese arriva in soccorso Fabrizio Antolini, docente di statistica economica dell’università di Teramo, che spiega come sicuramente il fattore generazionale, che gli studiosi della materia chiamano “effetto corte”, incide molto. E incide soprattutto in una provincia, quale quella di Teramo, che presenta un indice elevatissimo di vecchiaia, ovvero il rapporto tra gli over 65 e i giovani sotto i 15 anni. «Nel 2012 l’indice della provincia di Teramo era del 134,3%», dice Antolini, «nel 2015 è schizzato al 168,6%». È evidente dunque che l’anzianità della popolazione ha avuto la sua incidenza, ma anche il saldo migratorio interno non aiuta. E’ praticamente azzerato, fermo allo 0,6%».

Teramo dunque è una provincia di vecchi, tanto che l’Istat parla di un’età media di 44,7 anni; e che i cittadini siano per lo più anzianotti lo dimostrano anche altri fattori. «Non è un caso che la spesa pubblica per i servizi socio-assistenziali sia in affanno», dice Antolini, «come anche gli effetti negativi sull’imprenditorialità e la mortalità crescente delle aziende. Un dato comune a tutto l’Abruzzo, dove però come regione abbiamo un primato significativo: quello di una percentuale alta di imprese estere, che sfiora il 9% sul totale delle imprese. Il dato è emerso nell’ambito di uno studio che il docente dell’ateneo teramano ha condotto per l’assessorato al sociale della Regione Abruzzo, che dalle proiezioni demografiche ha permesso di studiare i flussi di emigrazione esterni e interni.

Il capoluogo teramano non sembra toccato se non marginalmente da flussi migratori, che perlopiù si riducono a nuove residenze acquisite dai paesi dell’entroterra, ma comunque la popolazione residente del comune di Teramo, a dispetto di tutti questi fattori negativi, continua – sia pure impercettibilmente – a crescere. Una crescita importante si è avuta nei primi dieci anni del nuovo secolo: Teramo è passata dai 51.023 residenti del 2001 ai 54.294 del 2011; poi l’aumento si è fatto impercettibile ma comunque continua visto che al 31 dicembre 2015 la popolazione risulta di 54.889 unità. Noi teramani siamo sempre più vecchi dunque, ma per fortuna non ancora ci sono segnali di estinzione. Anzi, la città sta per superare la soglia dei 55mila abitanti.(d.v.-m.d.t.)

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