Teramo, muore dopo essere stato dimesso, i periti: "Si poteva salvare"

26 Febbraio 2016

Ad aprile dello scorso anno Lorenzo Panichi, 14 anni, venne dimesso dall'ospedale di Sant'Omero per sospetta polmonite, mentre il ragazzo stava soffrendo per la rottura dell'aorta

TERAMO. Lorenzo Panichi, 14 anni, morì ad aprile dello scorso anno all'ospedale di Giulianova, dove era stato portato in condizioni disperate dopo essere stato dimesso dall'ospedale di Sant'Omero (Teramo). Una morte per la quale la Procura di Teramo, all'epoca, iscrisse tre medici (due di Sant'Omero e uno di Giulianova) nel registro degli indagati e sulla quale adesso, a mettere un primo punto fermo, arriva la perizia stilata dai due consulenti nominati dal pubblico ministero Irene Scordamaglia. Perizia che, a firma del professor Bruno Turinetto e della dottoressa Donatella Fedeli, escludendo ogni responsabilità sia dell'equipe del 118 che dei medici del presidio ospedaliero di Giulianova, che avrebbero preso in carico il ragazzo quando ormai le sue condizioni erano irreversibili, delinea forti responsabilità a carico invece dei soli due medici di Sant'Omero. Arrivando a concludere che, in presenza di un corretto iter diagnostico, la rottura dell'aorta così come avvenuta non si sarebbe quasi certamente verificata.

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Per quanto riguarda le probabilità di sopravvivenza del ragazzo, la perizia ritiene che una corretta diagnosi avrebbe quasi sicuramente contribuito a salvare il 14enne. In particolare, secondo i due periti, il medico del pronto soccorso di Sant'Omero che prese in carico il ragazzo, avrebbe sottovalutato sia la sintomatologia riferita sia le risultanze radiologiche, imputandoli ad una presunta polmonite (che sempre secondo i periti sarebbe una patologia incompatibile con quegli aspetti clinici), senza valutare la possibile natura cardiovascolare e non rispettando così le linee guida relative alla diagnosi differenziale. Per quanto riguarda invece la radiologa, secondo la perizia quest'ultima avrebbe male interpretato il radiogramma, formulando così un referto incompleto. Aspetti che portano i periti della Procura ad evidenziare la sussistenza del nesso di causalità materiale tra il presunto errore diagnostico dei medici di Sant'Omero e la dissezione dell' aorta. Secondo la perizia, infatti, se il fenomeno fosse stato correttamente diagnosticato ci sarebbe stato il tempo per trasportare il ragazzo nella cardiochirurgia di Teramo ed intervenire prima che la dissezione progredisse.