Teramo Nostra e radicali accusano «Spariti i soldi del teatro romano»

5 Agosto 2015

Per Chiarini e Di Nanna non ci sarebbe nessun finanziamento regionale comunicato al ministro Il sindaco replica: «D’Alfonso manterrà i suoi impegni, non facciamo troppi allarmismi»

TERAMO. Sul recupero del teatro romano torna ad aleggiare il sospetto del "bidone". A ridare fiato al timore che l'intervento più volte annunciato e smentito dai fatti sia di nuovo al centro di una bolla mediata destinata a scoppiare senza alcun effetto concreto sono Teramo Nostra e i radicali.

Il presidente dell'associazione Piero Chiarini e Vincenzo Di Nanna, segretario di "Amnistia Giustizia Libertà" che fa capo al partito di Marco Pannella, fondano la loro preoccupazione per il progetto che hanno reso il loro cavallo di battaglia su recenti provvedimenti. Prima fra tutti la delibera regionale dell'anno scorso inviata dal sindaco Maurizio Brucchi al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini come "pezza d'appoggio" per dimostrare l'esistenza del finanziamento destinato all'opera.

Solo la conferma dello stanziamento di 1,5 milioni da parte della Regione, infatti, avrebbe spinto il governo a contribuire con un pari importo da sommare a quello della fondazione Tercas, ragginugendo così la quota di 4,5 milioni necessaria per il recupero del monumento di epoca augustea. Il provvedimento citato dal sindaco però, fanno notare Di Nanna e Chiarini, «non menziona neppure indirettamente il teatro romano di Teramo».

A Franceschini, insomma, sarebbe stato inviato un documento che non dimostra nulla perché elenca una serie d'interventi sul patrimonio artistico e culturale tra i quali non figura l'opera di cui si favoleggia da decenni. La concretezza dell'operazione sarebbe ulteriormente minata dalla constatazione, sempre esplicitata da Chiarini e Di Nanna, che l'atto spedito al ministro nel frattempo è stato annullato dalla giunta regionale guidata da Luciano D'Alfonso. Come "pezza d'appoggio", dunque, risulta del tutto inconsistente. Di conseguenza sarebbe inefficace, se non addirittura temerario, l'affidamento dell'incarico di progettazione del recupero del teatro romano all'archistar spagnolo Salvador Perez Arroyo. Il sindaco l'ha annunciato come una svolta nel percorso verso la realizzazione dell'opera ma Di Nanna e Chiarini lo definiscono un «appalto bidone». Di tutt'altro avviso è Brucchi che conferma la bontà della procedura seguita finora. «La delibera indirizzata al ministero serve a indicare il capitolo di bilancio da cui saranno prelevati i fondi», precisa, «non viene citato il teatro romano ma i soldi per recuperarlo sono lì». Al sindaco non risulta che l'atto sia stato ritirato, sebbene Di Nanna e Chiarini indichino il bollettino ufficiale della Regione come fonte, e dunque insiste nel ritenere che il contributo destinato al progetto teramano è compreso nei sei milioni di euro stanziati un anno fa dalla giunta regionale.

Per sgombrare il campo dai dubbi, però, Brucchi si affida alla parola di D'Alfonso. «L'ho sentito al telefono nei giorni scorsi e ci ha assicurato il suo aiuto», fa sapere il primo cittadino, «finora ha sempre ha mantenuto gli impegni presi e non dubito che lo farà anche questa volta». Sia il contributo regionale che quello statale, tra l'altro, sono previsti nel protocollo d'intesa firmato con il Comune nel 2008 per il recupero del teatro romano e il sindaco si dice certo che l'accordo troverà a breve definitiva applicazione. «Se i fondi sono stati tolti, D'Alfonso li riassegnerà quanto prima», sottolinea, «non facciamo troppi allarmismi». Brucchi si rivolge direttamente a Di Nanna e Chiarini. «Tiriamo la carretta e andiamo avanti», conclude, «per raggiungere l'obiettivo che sta a cuore a tutti».

Gennaro Della Monica

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