Tregua nella Fondazione Tercas Approvato il bilancio del 2019

26 Giugno 2020

Il consiglio d’indirizzo evita per ora il commissariamento. Resta da trovare un’intesa (non facile) sulle designazioni dei componenti del cda e del collegio dei revisori, che vanno rinnovati il 9 luglio

TERAMO. C’è una schiarita nella Fondazione Tercas. Il consiglio d’indirizzo, riunito ieri pomeriggio, ha approvato il bilancio riferito al 2019 e avviato le procedure per i rinnovi del consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori. Per entrambi gli organismi è stata fatta una prima scrematura dei candidati in corsa, in vista della seduta convocata per il 9 luglio che darà il via libera alle designazioni.
Sarà quello il banco di prova definitivo per il superamento dei contrasti affiorati negli ultimi mesi in consiglio. La riunione di ieri, che ha attivato anche la procedura per le modifiche statutarie richieste dal ministero delle Finanze, supera di fatto lo stallo determinato dalla contrapposizione tra i due gruppi delineati dall’elezione a presidente di Gianfranco Mancini in sostituzione di Enrica Salvatore. L’avvicendamento, non condiviso in pratica dalla metà del consiglio che lo ha ritenuto frutto di una pressione politica esterna, ha incrinato l’unitarietà dell’organismo di vertice della Fondazione innescando reazioni a catena. Il gruppo che aveva sostenuto Mancini si è ritrovato in minoranza, in quanto il presidente per statuto non partecipa al voto sulle deliberazioni. Ad accentuare le tensioni è stata la nota del ministero delle Finanze, cui spetta la vigilanza sulle fondazioni bancarie, che ha dichiarato illegittima la designazione del presidente avvenuta a novembre. Mancini, pur ritenendo infondata la bocciatura ministeriale, si è autosospeso dall’incarico, ma senza sbloccare la situazione. Nel frattempo il gruppo che lo aveva eletto ha tentato di riprendere il controllo dell’organismo, denunciando presunti conflitti d’interesse a carico di Enrica Salvatore e Attilio Danese, due consiglieri della parte avversa: conflitti per i quali avrebbero dovuto essere sospesi e dunque non partecipare alle votazioni.
Lo stallo ha portato al rinvio del consiglio convocato la settimana scorsa per il varo del bilancio, a cui consegue il rinnovo delle cariche nel cda e nel collegio di revisione. I mancati adempimenti avrebbero comportato il commissariamento della Fondazione da parte del ministero, ma la seduta di ieri ha sancito quanto meno una tregua. Mancini mercoledì ha fatto un ulteriore passo indietro, dimettendosi definitivamente da presidente, pur restando in consiglio come rappresentante della Camera di commercio. Ieri il consiglio ha ratificato la sua decisione, nonostante il malumore espresso anche con toni non proprio pacati da alcuni dei suoi sostenitori, e almeno per il momento sono state accantonate le contestazioni mosse nei confronti dei due componenti accusati di conflitto d’interessi. Approvato il bilancio, resta da vedere se la distensione troverà conferma in un’intesa sulle designazioni dei quattro componenti del cda e dei tre revisori. La partita per la rielezione del presidente, invece, si giocherà in autunno, quando andranno rinominati dagli enti di riferimento sette dei dieci consiglieri attualmente in carica.
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