Trovato morto in casa il segretario Pd di Campli

Di Odoardo, 59 anni, attivo anche nell’Acli, era stato anche vigile del fuoco Ha lasciato ai familiari una lunga lettera in cui si dice deluso dal mondo
CAMPLI. Sbigottito. Non c’è altro aggettivo per descrivere lo stato d’animo di chi conosceva bene Odoardo Di Odoardo, il vigile del fuoco in pensione che nella tarda serata di domenica si è tolto la vita nella propria abitazione di Garrufo di Campli con un colpo di fucile. Di Odoardo, che aveva 59 anni, non era un pensionato qualunque ma a tutti gli effetti un personaggio pubblico, molto attivo sia nella politica che nel sociale. Era il segretario della sezione di Campli del Partito Democratico ed era attivo nell’Acli, la grande associazione cattolica nazionale, come consigliere provinciale. In passato era stato un sindacalista della Cisl.
A scoprire il corpo di Di Odoardo nella mansarda della casa di famiglia è stata la moglie, che verso la mezzanotte di domenica è rientrata a casa dal lavoro (è un’agente della polizia penitenziaria nel carcere di Castrogno). Accanto al cadavere e alla carabina da caccia utilizzata per il suicidio c’era una lunga lettera, tre pagine scritte di suo pugno nelle quali – a quanto sembra – l’uomo ha spiegato il proprio gesto ai familiari: la moglie, i tre figli e i nipotini. Sembra che l’ex vigile abbia lucidamente premeditato di togliersi la vita perché «deluso dal mondo». Il suo non era uno stato di depressione conclamato, questo lo assicura chi lo conosceva bene, ma evidentemente in lui c’è stato una sorta di rifiuto della vita, maturato silenziosamente ed esploso con un estremo gesto di volontà. A conferma del fatto che Di Odoardo ce l’aveva con il mondo al di fuori della propria casa ci sarebbe la disposizione lasciata nella lettera per le proprie esequie: funerali in forma privata con i soli familiari e cremazione.
La lettera è stata sequestrata dai carabinieri su disposizione del magistrato di turno, che ha fatto anche eseguire un’ispezione cadaverica. I carabinieri di Campli stanno esaminando lo scritto per capire se dietro quel «ce l’ho con il mondo» possa esserci qualche fatto specifico e quindi, eventualmente, la responsabilità di qualcuno che l’abbia indotto a uccidersi.
Di sicuro ci sono la costernazione e lo sbigottimento dei conoscenti. «Non ho assolutamente idea del perché l’abbia fatto», il commento di Carlo Matone, il carissimo amico nel cui studio commerciale Di Odoardo collaborava da quando era in pensione, «l’ho visto fino a venerdì e sembrava stare bene». «La prima domenica di marzo», aggiunge Marino Fiorà, «eravamo insieme all’inaugurazione della nuova sede del Pd di Campli. Era contento».(d.v.-a.d.p.)
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