Truffa ai risparmiatori con le azioni ex Tercas Nisii fuori dall’inchiesta

Il giudice archivia l’ex presidente, tre capi area e una dipendente «Mancava il potere di incidere sulle scelte gestionali di Di Matteo»
TERAMO. Nei giorni caldi del caso nazionale Montepaschi, bastano poche righe per far uscire definitivamente di scena l’ex presidente della (ex) Tercas Lino Nisii dall’inchiesta sulla presunta truffa delle azioni della passata gestione. Il gip Roberto Veneziano ha firmato il decreto di archiviazione per Nisii, tre capi area e una dipendente accogliendo in toto la richiesta del pm Irene Scordamaglia. Pm che così aveva motivato la sua richiesta: «in ragione sia dell’assenza di un potere di incidere sulle scelte gestionali del direttore generale e dei funzionari ad esso sottoposti (tutti inseriti nell’area commerciale), sia dell’assenza di una compiuta informazione circa le effettive dinamiche operative dei proposti investimenti da parte dei singoli direttori delle filiali». Argomenti che, scrive il gip nel decreto di archiviazione, «appaiono meritevoli di condivisione».
Nel processo per truffa che inizierà ad aprile, dunque, andranno in 28: l’ex direttore generale Antonio Di Matteo, direttori di filiali e tanti semplici impiegati ai quali l'accusa contesta di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti «pronto contro termine».
I fatti contestati risalgono al 2011, prima del commissariamento della banca avvenuta nel 2012, con l'inchiesta partita dalle denunce di alcuni risparmiatori. Secondo la Procura ai clienti sarebbero state vendute azioni ex Tercas spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito. Inizialmente il pm Scordamaglia (che da alcuni mesi è passata in Cassazione) aveva iscritto nel registro degli indagati anche l'ex presidente Nisii, la cui posizione era stata successivamente stralciata insieme a quella degli allora capi area Lino Pompei, Antonio Brighitta e Franco Bovara e della dipendente Marinella Galletti (assistita dall’avvocato Antonietta Ciarrocchi), oggi tutti archiviati.
Nella sua richiesta di archiviazione il pm spiega: «Il direttore generale Antonio Di Matteo, al presumibile scopo di creare dinanzi agli organi di controllo un’apparenza di diffusa fiducia dei clienti nei confronti della banca medesima, ideava una complessiva manovra commerciale che avrebbe consentito di porre sul mercato azioni proprie della ex Tercas (rappresentative cioè del capitale di rischio) offerte ai clienti da più lungo tempo dell’istituto di credito e dotati di consistenti provviste monetarie accantonate a titolo di risparmio, fittiziamente loro presentate non solo come a rendimento fisso ma anche come sicure, per essere garantite dall’impegno di riacquisto da parte della stessa ex Tercas alla scadenza di un anno dalla loro negoziazione». E aggiunge: «il detto direttore generale era coadiuvato in tale operazione dai responsabili dell’area commerciale della Tercas, i quali programmavano le diverse fasi esecutive della manovra commerciale ideata dal detto direttore generale, fungendo, nelle loro rispettive posizioni, da elemento di raccordo tra il direttore generale ed i direttori delle singole filiali e da veicolo delle direttive dallo stesso direttore generale impartite».
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