Truffa col cartellino marcatempo Medico Asl rinviato a giudizio

1 Novembre 2018

Atri, dirigente del distretto sanitario accusato di essersi allontanato dal lavoro senza timbrare Nell’inchiesta c’erano altri dieci indagati ma per loro è stata disposta l’archiviazione

ATRI. Sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha deciso il gup Roberto Veneziano che ieri mattina ha rinviato a giudizio per truffa il dirigente medico responsabile del distretto sanitario di Atri Salvatore Prosperi. Il professionista, secondo l’accusa della Procura e tutta da provare nel corso del dibattimento che inizierà il 6 febbraio, avrebbe fatto risultare la sua presenza sul posto di lavoro in orari in cui si sarebbe allontanato senza utilizzare il badge segnatempo.
Così scrive il pm Andrea De Feis nell’avviso di conclusione: «nella sua qualità di dirigente medico responsabile del distretto sanitario di base di Atri fraudolentemente faceva risultare la sua presenza sul posto di lavoro in orari in cui si allontanava senza utilizzare il badge segnatempo smarcando l’uscita in orario successivo, così traendo in inganno l’ente pubblico erogatore degli emolumenti che liquidava somme non dovute». I fatti contestati si riferiscono ad un periodo compreso tra fine maggio e primi di giugno del 2014. L’inchiesta è quella aperta su presunti casi di assenteismo al distretto sanitario di Atri per cui in undici, tra medici e amministrativi, furono iscritti nel registro degli indagati. Successivamente il pm ha chiesto l’archiviazione per dieci (poi disposta dal gip), mentre ha chiesto il rinvio a giudizio per il dirigente.
Nella richiesta di archiviazione il pm De Feis, scrive: «L’attività investigativa della Finanza ha evidenziato una serie di scorrette modalità di utilizzo del badge segnatempo da parte di alcuni dipendenti della Asl. Tuttavia le modalità delle condotte e la sostanziale impossibilità di comprendere quanta parte delle giornate lavorative (invero poche) sia stata oggetto di una corresponsione di emolumenti non dovuti rendono non esercitabile l’azione penale». Aggiungendo che non sarebbero emerse prove di un danno economico per l'azienda sanitaria «mancando elementi inconfutabili circa l'assenza dal servizio» degli indagati.(d.p.)
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