Ucraina teste davanti ai giudici: mi sento italiana ma il cuore è lì

TERAMO. Lei è arrivata in Italia nel 1999. Aveva poco meno di vent’anni. In Italia è diventata mamma, ha cominciato a lavorare, ha comprato una casa.Oggi che nel suo Paese la quotidianità è scandita...
TERAMO. Lei è arrivata in Italia nel 1999. Aveva poco meno di vent’anni. In Italia è diventata mamma, ha cominciato a lavorare, ha comprato una casa.
Oggi che nel suo Paese la quotidianità è scandita dalle bombe, lei parla in un’aula di tribunale nella sua veste di vittima di maltrattamenti. Per questo è finito sotto accusa il suo ex convivente teramano che dopo aver violato il divieto di avvicinamento a lei e ai suoi familiari ora è in carcere.
Ai cronisti che l’avvicinano prima dell’udienza racconta che in Ucraina ha lasciato solo il padre che vive a Leopoli. «Per fortuna il resto della mia famiglia ormai da tanti anni vive in Italia», dice, «io mi sento italiana. Ma in questi giorni non posso non soffrire per quello che sta succedendo nel mio Paese martoriato dalla guerra. Mio padre lo sento tutti i giorni. Vive a Leopoli e mi dice che fortunatamente quella zona per ora è tranquilla. Speriamo che questa guerra possa finire e che il mio Paese possa tornare a vivere in pace».
In aula, nell’udienza che si svolge davanti al collegio presieduto da Flavio Conciatori, la donna, che si è costituita parte civile, racconta i maltrattamenti fisici e psicologici di cui accusa il suo ex convivente. «Era così geloso che era riuscito a inserirsi in tutti i miei account e aveva cancellato tutti i contatti con gli amici di sesso maschile. Negli ultimi tempi mi aveva costretto a non avere più rapporti con i miei familiari e quando si accorgeva di incontri avuti di nascosto con loro erano guai. Oramai la convivenza era diventata un inferno».
La donna racconta che l’uomo in numerose occasioni l’avrebbe maltrattata davanti ai tre figli minori (avuti da una precedente relazione). In alcuni casi, sempre secondo il suo racconto, l’uomo avrebbe maltrattato psicologicamente anche i figli. «In particolare», dice, «a mia figlia diceva che era una cicciona e questo può essere devastante per un adolescente».
L’uomo, dopo la denuncia, è stato destinatario di un provvedimento di allontanamento dalla donna che ha successivamente violato e per questo la misura è stata aggravata con la detenzione in carcere.L’udienza è stata aggiornata per l’audizione di altri testi citati dalla Pubblica accusa rappresentata dal pm Silvia Scamurra.(d.p.)
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