Udienza in Cassazione per scarcerare il terrorista dell’Isis
Ricorso dell’avvocato dopo il no del tribunale del riesame Il 22enne egiziano lavorava in provincia di Teramo
TERAMO. È stata fissata al 5 marzo l’udienza in Cassazione per discutere il ricorso contro il no del tribunale del Riesame alla scarcerazione di Issam Shalabi, il 22enne egiziano arrestato a novembre, a Milano, con l’accusa di essere diventato un «soldato irregolare dell'Isis». La decisione di rivolgersi alla Suprema Corte era stata assunta dal legale dell’uomo, l’avvocato Alessandro Piccinini, a fine gennaio, con il ricorso basato, come aveva spiegato il legale, sulle più recenti sentenze di Cassazione in merito agli elementi caratterizzanti del reato associativo di stampo terroristico. Elementi che nel caso di Shalabi, secondo la difesa, non sussisterebbero. La parola adesso passa alla Cassazione. Shalabi, intanto, ha già ricevuto diverse visite dal padre, che ha avuto il permesso di andarlo a trovare in carcere.
Il 22enne, detenuto nel carcere di Preturo all’Aquila, abitava, all’epoca in cui sono scattate le indagini, a Colonnella, dove lavorava per una ditta che aveva l’appalto per le pulizie in un fast food. E proprio qui era diventato un sorvegliato speciale da parte della Digos. A ricevere la prima informazione era stata l'intelligence, che verso la fine del 2017 aveva segnalato come tra i frequentatori di un gruppo Whatsapp, formato da militanti islamisti, ce ne fosse uno con un’utenza italiana. Informazione girata alla polizia che in poco tempo era arrivata a Shalabi, all'epoca residente a Colonnella. Si era scoperto come quest’ultimo, arrivato in Italia sette anni prima per un ricongiungimento familiare con il padre, era diventato (secondo la Procura) il leader di un gruppo di tre giovanissimi profondamente radicalizzati che vivevano a Colonnella. Dopo l’Abruzzo si era spostato a Cuneo e infine a Milano, dove è stato arrestato.
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