Veco, stop dalla Regione ma il Tar riavvia i forni

29 Aprile 2016

Martinsicuro, produzione bloccata: il “cappotto” al capannone non è stato fatto Accolto dai giudici il ricorso d’urgenza, il 2 maggio la fonderia riprende l’attività

MARTINSICURO. Continuano gli “stop and go” per la Veco di Martinsicuro. La fonderia adesso è ferma a causa di una determina dirigenziale della Regione che ha bloccato la produzione a partire dal 18 aprile.

In sostanza la Regione (per la precisione il Sina, dipartimento opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali) ha rilevato che una delle prescrizioni imposte tempo fa per ottenere l’Aia (autorizzazione di impatto ambientale) e riprendere la produzione ancora non è stata attuata. L’azienda avrebbe dovuto realizzare una specie di cappotto al capannone, tecnicamente «compartimentare la zona di caricamento forni» entro 80 giorni dal rilascio dell’Aia, avvenuto il 28 gennaio.

Ma La Veco ancora non ha ottenuto le necessarie autorizzazioni dal Comune per cui il rivestimento al capannone non l’ha potuto fare. Ha dunque chiesto una proroga del termine, ma la Regione ha adottato la decisione con la diffida a proseguire l’attività. Da qui la decisione della Veco di presentare un ricorso d’urgenza al Tar, che ha rilevato come «gli interventi già posti in essere hanno comportato il non verificarsi di emissioni diffuse nella fase di caricamento forni sicchè il “ritardo nella compartimentazione del capannone non comporterà alcun pregiudizio per l’ambiente e il territorio”» e come «un nuovo arresto avrebbe conseguenze devastanti sotto il profilo dell’avviamento commerciale».

Per questo motivo il Tar ha ritenuto «immediatamente necessaria una tutela cautelare immediata che consenta alla Veco spa di “riprendere la propria attività di impresa”». Tantopiù che nell’audizione delle parti avvenuta al Tar la legale rappresentate della Veco si è impegnata a presentare immediatamente alla Regione e all’Arta una relazione tecnica da cui emerga che vengono posti in essere accorgimenti idonei ad impedire emissioni diffuse non captate nella fase di caricamento dei forni» e che «la Regione riferisce che non ci sono state attestazioni di danni per la salute o gravi danni all’ambiente». Quindi, in attesa del giudizio nella sede collegiale il presidente Antonio Amicuzzi ha accolto l’istanza di adozione di misure cautelari monocratiche ritenendo che «sussistono le ragioni di estrema gravità e urgenza tali da consentire la dilazione fino alla prossima camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare prevista per l’11 maggio 2016».

Di conseguenza la fonderia di Martinsicuro può riprendere l’attività: ha scelto di ricominciare a produrre il 2 maggio. Ovviamente il prossimo ostacolo da superare sarà l’udienza dell’11 maggio. (a.f.)

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