«Venite, papà picchia mamma» la telefonata di aiuto alla polizia

26 Novembre 2022

Ragazza di vent’anni blocca il genitore, l’uomo accusato di maltrattamenti e allontanato dall’abitazione  La Cassazione conferma i sette anni all’operaio che ha tentato di uccidere la ex con 14 coltellate

TERAMO. La violenza l’ha respirata in casa. Fin da bambina. Ma quando per l’ennesima volta ha visto il padre picchiare la mamma ha preso il telefono e ha chiamato la polizia: «Correte, ho bisogno d’aiuto».
Nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ancora una volta è la cronaca a scandire il quotidiano. Quello fatto di numeri sempre più in crescita nonostante Codici rossi e nuove leggi.
L’ultimo caso è la storia di questa ragazza di vent’anni che nella serata di giovedì ha chiamato gli agenti del commissariato di Atri per chiedere aiuto dopo che il padre, un cittadino marocchino di 40 anni, ancora una volta stava picchiando la mamma dopo averle tolto il telefono cellulare proprio per impedirle di chiamare qualcuno. La ragazza ha cercato di bloccare il padre ed è stata a sua volta picchiata dall’uomo. A questo punto ha afferrato il suo telefono cellulare e ha chiamato la polizia. Quando gli agenti sono arrivati, in una casa alla periferia di Cellino Attanasio, hanno bloccato il padre e per l’uomo, su disposizione del sostituto procuratore di turno Laura Colica, è scattata la denuncia per maltrattamenti e il provvedimento di allontanamento dalla casa familiare dove il quarantenne deteneva dieci coltelli. La misura è stata convalidata dal giudice nel corso dell’udienza di ieri e l’uomo non potrà avvicinarsi alla casa dove vivono moglie e figli nè i posti da loro frequentati.
E ieri, intanto, i giudici della prima sezione della Cassazione hanno confermato la condanna a sette anni per Fabiano Cistola, il 38enne operaio di Corropoli, che nel febbraio del 2019 cercò di uccidere la ex fidanzata Giusy Montecchia colpendola con 14 coltellate sul lungomare di Tortoreto. Il ricorso, dichiarato ammissibile, è stato respinto. A gennaio i giudici di secondo grado (collegio presieduto da Gabriella Tascone, a latere Alessandra Grilli) al termine di una lunga camera di consiglio hanno ridotto la pena da dieci a sette dopo che il sostituto procuratore generale Carlo Paolella aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado arrivata al termine di un rito abbreviato svolto davanti al gup Roberto Veneziano. L’imputato è difeso dagli avvocati Gennaro Lettieri e Claudio Iaconi, la parte offesa che si è costituita parte civile è assistita dall’avvocato Florindo Tribotti.
Cistola, secondo lo psichiatra forense Stefano Ferracuti incaricato dalla Corte d’appello di fare una nuova perizia e che lo ha più volte incontrato nella comunità protetta dove l’uomo si trova agli arresti domiciliari, è stato ritenuto capace di intendere e di volere, anche al momento dei fatti. La nuova perizia era stata disposta dalla Corte d’appello in accoglimento della richiesta fatta dai difensori.
La mattina del 22 febbraio di tre anni fa, dopo aver squarciato con un taglierino la gomma dell’automobile della ex, Cistola tornò a casa per prendere il coltello da cucina con cui pochi minuti dopo sferrò quattordici fendenti alla donna colpendola al ventre e al torace. Venne arrestato a poca distanza dopo una breve fuga a piedi.
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