Zooprofilattico, il sindacato vuole a capo un veterinario

4 Gennaio 2020

TERAMO. Si fa sempre più duro lo scontro per il consiglio d’amministrazione dell’istituto zooprofilattico. A scendere in campo è il sindacato dei veterinari Fvm che lancia un forte messaggio alla...

TERAMO. Si fa sempre più duro lo scontro per il consiglio d’amministrazione dell’istituto zooprofilattico. A scendere in campo è il sindacato dei veterinari Fvm che lancia un forte messaggio alla Regione.
Si tratta di una nomina che, nei fatti, decide il presidente. Due i candidati in lizza, l’avvocato atriano Davide Calcedonio Di Giacinto e il veterinario rosetano (e membro del Cda appena decaduto) Pietro Enzo Di Giulio, entrambi di centrodestra. Sembrerebbe in pole l’avvocato atriano, almeno a sentire le dichiarazioni di Toni Di Gianvittorio, consigliere regionale della Lega a lui molto vicino.
Eventualità che desta «preoccupazione» della Federazione veterinari medici e dirigenti sanitari (Fvm). Il segretario regionale Eugenio Ballone fa notare che si prospetta «l’indicazione di un componente in contrasto con i requisiti previsti dai severi criteri selettivi quali la “comprovata professionalità ed esperienza in materia di sanità pubblica veterinaria e sicurezza degli alimenti”». Il bando pubblicato dalla Regione per individuare il proprio componente nel Cda conteneva infatti questo requisito. Bando pubblicato per la prima volta dalla Regione: la nomina del precedente componente, cioè Manola Di Pasquale, che è avvocato, avvenne in maniera fiduciaria.
«Si arriverebbe all’assurdo», incalza il Fvm, «che nell’organismo d’indirizzo dell’Izs non vi sarebbero medici veterinari e si potrebbe prospettare un triumvirato di esercenti la professione forense (oltre a Di Giacinto sia Alfonso Cantone nominato dal Molise sia Di Pasquale, che potrebbe essere nominata dal ministero sono avvocati, ndr). In questa ipotesi al disappunto si aggiungerebbe la delusione nei confronti di questa amministrazione regionale che disattenderebbe le speranze di un cambio di passo rispetto al passato». Ballone ricorda il requisito del bando: l’attribuzione di «tali requisiti a soggetti in cui ope legis è precluso l’esercizio della professione veterinaria, oltre che viziato da irragionevolezza, sarebbe una contraddizione in termini. Ancora una volta si teme che le logiche spartitorie prevalgano sull’interesse pubblico deludendo non solo le attese della categoria, ma anche la fiducia di allevatori, imprenditori del settore alimentare e consumatori verso un ente di ricerca il cui credito è da sempre affidato a capacità e competenze di veterinari». (a.f.)
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