Zooprofilattico, obiettivo lavoro «Ora stabilizziamo 120 precari»

Sono collaboratori a contratto che i vertici del “Caporale” ritengono fondamentali per continuare i progetti scientifici avviati. Il presidente Manola Di Pasquale: ci siamo messi a posto con i conti
TERAMO. L'istituto Caporale di Teramo è il più giovane degli zooprofilattici italiani ma nulla ha da invidiare ai colleghi "più anziani" per qualità della ricerca e ambizioni future, elencate ieri dal direttore generale Mauro Mattioli nel corso della cerimonia convocata all'università di Teramo per festeggiare il 75esimo anno della sua fondazione. Un appuntamento al quale hanno preso parte i 400 dipendenti dell'istituto, coinvolti dal direttore e dal presidente del consiglio di amministrazione Manola Di Pasquale che hanno voluto consolidare il senso di appartenenza del personale dedicando ai lavoratori questo traguardo. Nato nel 1941 grazie alla lungimiranza del professor Giuseppe Caporale, e con appena cinque dipendenti in una modesta sede del centro di Teramo di soli 30 metri quadrati, oggi l'istituto zooprofilattico conta circa 400 dipendenti.
«E' la seconda azienda teramana dopo la Asl», ha sottolineato Di Pasquale, «con una struttura organizzativa che ha recepito i contenuti della legge di riordino e approvato i bilanci in sospeso in modo da dare le gomme per camminare a questa imponente macchina, che ha un volume d'affari da 38 milioni di euro all'anno e con un utile che si aggira in media sui 4 milioni di euro negli ultimi tre bilanci consuntivi approvati, dal 2013 al 2015. Abbiamo finalmente bilanci attendibili», ha continuato Di Pasquale, «frutto di un grande lavoro di ripulitura e resi attendibili grazie alla svalutazione di vecchi crediti».
Il presidente del cda e il direttore Mattioli hanno posto fortemente l'accento sull'importanza che rivestono le competenze del personale per la governance dell'istituto e sulla grande determinazione a stabilizzare nel prossimo futuro le tante persone precarie agganciate all'istituto in base agli sviluppi dei progetti di ricerca.
«Sono decine di dipendenti che hanno contratti co.co.pro e che l'ente non vuole perdere», ha detto Di Pasquale, «perché non lavorano da noi a caso, ma solo per meriti riconosciuti in campo scientifico». L'istituto conta infatti 272 dipendenti e 66 dirigenti, che rappresentano il 24% del personale dell'ente. Poi ci sono 120 persone che collaborano con l'istituto con contratti di collaborazione a progetto e altro personale che sfugge a una quantificazione poiché legato a società di servizio di cui l'istituto si avvale per un certo monte ore. Così come l'istituto, anche il personale è relativamente giovane visto che in media presenta 17 anni di anzianità di servizio e che l'età media dei dipendenti è di 50 anni, mentre quella dei collaboratori è di 39 anni.
Nel ripercorrere i traguardi importanti del passato e la conquista di diversi centri di referenza, è stato imprescindibile affidare la parola al professor Vincenzo Caporale, già direttore dell'istituto e figlio del fondatore Giuseppe, che ha dato anche i suoi input sulle nuove frontiere della ricerca e dei sistemi diagnostici. Caporale si è soffermato sui rapporti tra ateneo e università ritenuti certo importanti ma giudicando anche "prematuri" i tempi per l'attuazione di progetti come quello dell'Irccs, un unico istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, avanzato dal rettore Luciano D'Amico e sottoposto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel corso della sua ultima visita a Teramo.
Marianna De Troia
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