A24 e A25, scampati gli aumenti Strada dei Parchi: rinvio al 2023

14 Giugno 2022

La concessionaria ferma il rincaro automatico delle tariffe del 34% dal 1° luglio e lo sposta di sei mesi L’ad Mollo: «La nostra scelta è arrivata per senso di responsabilità e di fronte all’inerzia del governo» 

L’AQUILA. Nella lista degli aumenti di questa economia horror non ci sarà la voce “tariffe autostradali”. Per ora. La nuova stangata dell’estate per l’A24 e l’25 è scongiurata perché ieri il Consiglio di amministrazione di Strada dei Parchi ha deciso – «per senso di responsabilità e di fronte all’inerzia del governo», per dirla con le parole dell’amministratore delegato Riccardo Mollo – di sospendere l’impennata del 34% sui ticket. Un aumento che sarebbe dovuto scattare venerdì 1° luglio prossimo, in piena estate, e che invece è stato differito al 1° gennaio 2023. Mossa che Strada dei Parchi aveva già attuato nel dicembre scorso «con l’intento di favorire l’approvazione di un Piano economico finanziario (Pef) che fosse sostenibile per l’utenza e consentisse la messa in sicurezza di due tratte autostradali vitali per i territori». Ovvero l’A24 Roma-L’Aquila-Teramo e l’A25 Torano-Pescara. Due tratte che consentono i collegamenti tra Lazio e Abruzzo.
«La decisione si è resa necessaria a causa del perdurare della situazione di stallo», sottolinea l’ingegnere Mollo, «è proprio a causa di un tale quadro di incertezza e immobilismo dei governi nazionali negli ultimi 10 anni che Strada dei Parchi ha avviato, nelle scorse settimane, la procedura di recesso anticipato della concessione (articolo 11 del Contratto concessorio, ndr). Una decisione sofferta, che quest’anno pesa per 60 milioni di euro sulle casse della società, i cui conti risentono di un disequilibrio che dura da anni. Uno stallo che paradossalmente è iniziato con la ratifica di un’urgenza da parte del Parlamento: dall’approvazione della legge 228/2012 che stabiliva che A24 e A25 fossero considerate strategiche ai fini di Protezioni civile e quindi andavano urgentemente messe in sicurezza. Per questo era indispensabile l’approvazione di un nuovo Pef che consentisse il necessario adeguamento sismico, la messa in sicurezza dei viadotti e il rinnovo degli impianti di sicurezza in galleria, nonché tariffe sostenibili per l’utenza. Da allora», riprende Mollo, «non sono servite 18 proposte avanzate dal concessionario e una sentenza del Consiglio di Stato che imponeva l’adozione di tale Pef entro il termine inderogabile del 30 ottobre 2019. E non è servita nemmeno la nomina di ben due commissari per cercare di sanare le inadempienze del concedente e consentire lo sblocco dei lavori e la rimodulazione delle tariffe. Fatto da ultimo dimostrato dalla doppia bocciatura del Pef, redatto su indicazione del ministero delle Infrastrutture, un piano peraltro del tutto insostenibile per gli spropositati incrementi tariffari che avrebbe generato. Questa mancata approvazione da un lato blocca la realizzazione di investimenti per 6,5 miliardi e dunque la messa in sicurezza di A24 e A25; dall’altro, genera un aggravio dei costi per la realizzazione delle stesse opere di Messa in sicurezza urgenti, così come censurato dalla Corte dei conti, arrecando inoltre danni al sistema economico, locale e nazionale, per mancati investimenti».
Continua l’amministratore delegato di Strada dei Parchi: «Per salvaguardare la sostenibilità economica e sociale e assicurare una rapida ed efficace messa in sicurezza, nel rispetto delle norme contrattuali che disciplinano il rapporto di concessione, il CdA di Strada dei Parchi auspica che il governo voglia effettuare la compensazione delle poste creditorie-debitorie – i crediti vantati dal concessionario sono pari a circa 419 milioni di euro – generatesi nel rapporto concessorio, così come stabilito dalla Corte Costituzionale e applicato già una prima volta nel merito dal tribunale di Roma con l’ordinanza del 28 marzo 2022, rendendo così possibile mantenere il blocco delle tariffe per i prossimi anni. Resta naturalmente in piedi la richiesta di rescissione, già all’esame del concedente, anch’essa in attesa di una determinazione. Finora il governo non ci ha degnato di una risposta, non ha dato segnali di alcun genere, se non ci si mette neppure attorno a un tavolo...».