Bologna, imbrattato il monumento dedicato alla Brigata Maiella

La scultura che ricorda la formazione partigiana abruzzese è stata coperta nella notte di simboli e scritte inneggianti al fascismo. L'Anpi Pescara: "Bisognerebbe condannarli a studiare"
BOLOGNA. Un grave atto vandalico ha colpito questa notte il monumento dedicato alla Brigata Maiella che si trova all'angolo tra via Marx e viale Lenin a Bologna, all'interno del parco intestato alla formazione della Resistenza abruzzese: il monumento è stato imbrattato e ricoperto di croci celtiche e scritte inneggianti al fascismo tracciati con vernice blu. Il Comune è intervenuto per ripulire il monumento, formato da tre blocchi di pietra calcarea bianca, e coprire le scritte. È in programma nei prossimi giorni un secondo intervento per ripristinare definitivamente il monumento. L'amministrazione comunale condanna con forza quanto accaduto ed esprime solidarietà all'Associazione nazionale partigiani per un episodio che ferisce la memoria di chi ha combattuto per la Liberazione.
Sull'atto vandalico è intervenuto il presidente dell'Anpi Abruzzo: «Oggi a Bologna mani fasciste hanno imbrattato il monumento che ricorda il sacrificio dei partigiani abruzzesi inquadrati nella Brigata Maiella, la formazione abruzzese che al seguito delle forze alleate il 21 aprile 1945 entrò tra le prime nella Bologna liberata dal nazifascismo. Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Pescara è intitolato al comandante della Brigata, Ettore Troilo, ed è scontato lo sdegno alla notizia della profanazione della gloriosa memoria dei combattenti abruzzesi per la libertà. Nel 2013 Anpi Pescara diede vita ad un giro ciclistico che ripercorse tutte le tappe compiute dalla Brigata Maiella nella sua risalita dall’Abruzzo verso Bologna, visitando i luoghi liberati dai partigiani e concludendo il tour proprio sul luogo dove è stato eretto il monumento imbrattato. Questo gesto vigliacco ci spinge a rafforzare la difesa antifascista delle istituzioni democratiche e repubblicane, nate proprio con la Liberazione del 25 aprile: il prossimo 27 maggio sarà celebrata dall’Anpi una "Giornata antifascista" in tutta Italia, per sensibilizzare le cittadine e i cittadini sul fenomeno crescente dei fascismi. Mai evento fu quindi più legittimo e opportuno. Questo episodio bolognese dimostra la lungimiranza e la lucidità dell’Anpi nel denunciare i rigurgiti fascisti e la bontà delle scelte a difesa delle conquiste democratiche. A questi vigliacchi possiamo solo dire poche parole: "Possono nell'ombra imbrattare simboli, rovinare lapidi, sfregiare luoghi.... poveri ignoranti, fascisti e piccoli, vili uomini. Non sanno che non fermeranno le idee per cui hanno dato la vita generazioni di italiani: libertà, democrazia, costituzione, tutti principi che sono l'opposto del loro fascismo. Non sanno che loro sono qui, liberi, perché quegli uomini di allora gliel'hanno permesso". Bisognerebbe condannarli a studiare».
Non è mancata neanche la reazione sdegnata del presidente della Regione Emilia Romagna: «Un altro atto vigliacco e inaccettabile. All'Anpi, a tutti coloro che hanno avuto i propri cari fra i partigiani della Brigata Maiella e alla Città di Bologna vanno la solidarietà e la vicinanza mia e dell'intera comunità regionale», ha detto Stefano Bonaccini, dopo l'azione che ha portato a scritte e simboli inneggianti al fascismo tracciati sul monumento dedicato alla Brigata Maiella, i partigiani abruzzesi che contribuirono a liberare Bologna nel 1945, in un parco del capoluogo regionale. «Chiunque lo abbia commesso, che auspico venga individuato al più presto e portato davanti alla legge - prosegue Bonaccini - crede forse di imporre verità che non esistono, inneggiando a un regime e a una dittatura sconfitte dalla storia e dalla lotta di Liberazione, che ha visto proprio i partigiani in prima linea. Devono però sapere che ottengono l'effetto contrario, e cioè quello di rafforzare la Memoria e la condivisione di quegli ideali di libertà e democrazia che prima hanno animato la Resistenza e che poi hanno portato alla nascita della nostra Repubblica e del convivere civile».

