Cani, è boom di corsi tra gare agonistiche e buona educazione

7 Novembre 2026

Aumentano in Abruzzo le competizioni fra corsa e difesa.

E si spendono fino a 60 euro per lezioni comportamentali

PESCARA

Se c’è una cosa che i cani hanno sempre fatto magnificamente è il nulla. Al punto che era usanza comune, guardandone uno, pensare alla bella vita passata sonnecchiando sul tappeto di casa. Ma anche quei tempi sono in qualche modo finiti: tra competizioni sportive e cure di vario genere, i cani oggi hanno un’agenda non meno piena di quella dei loro padroni. Coppe, targhe e coccarde sono i montepremi di sfide relativamente economiche sul fronte della spesa d’iscrizione (nella media nazionale, tra 15 e 50 euro al massimo) ma dietro le quali si muove una macchina di corsi, addestramenti in stile Rocky, spese per le trasferte e la corretta alimentazione dell’animale.

E nell’era del pieno agonismo cinofilo, tra ostacoli millimetrici e rigide coreografie, c’è anche chi si prende cura del loro recupero comportamentale e della gestione delle dinamiche relazionali. Ma non bisogna pensare solo a scenari funesti di cani iracondi: oggi il paradigma è cambiato e il nostro amico a quattro zampe, dal quale prima si pretendeva soltanto obbedienza ed esecuzione dei comandi, passa al centro della scena con tutta una serie di esperti e servizi dedicati al suo benessere e alla crescita. O per dirla con le parole di un professionista del settore, Alessandro Junior, «dobbiamo chiederci non soltanto cosa vogliamo insegnare al cane, ma di cosa ha bisogno per crescere bene». Fondatore di “Centri Cinofili Abruzzesi” a Pescara, docente formatore in cinofilia specializzato proprio nel recupero comportamentale e nella gestione delle dinamiche relazionali, Alessandro è da anni un paladino della causa canina: «Un cane non è una macchina da programmare. Ha emozioni, motivazioni, tempi di crescita e un proprio modo di conoscere il mondo».

A lui i padroni più sensibili alla cura dell’animale si rivolgono per le ragioni più svariate: «Alcuni comportamenti possono essere espressione di motivazioni e predisposizioni innate, non semplicemente problemi da eliminare. Oggi il cane deve adattarsi a città, rumori e ritmi familiari. Quando emergono paure, aggressività o difficoltà quotidiane, non basta correggere ciò che vediamo. Il lavoro consiste nel comprenderle e offrire occasioni adeguate per esprimerle, senza mettere a rischio il cane o chi gli sta intorno», spiega. Nel suo passato c’è anche la formazione per competizioni sportive, che in Abruzzo, precisa, si risolvono spesso in quattro categorie: l’Agility, una classica corsa a ostacoli dove è il nome a suggerire la qualità richiesta; l’Igp, con prove di obbedienza, fiuto e protezione; l’Obedience e la Rally Obedience dove si esaminano postura, disciplina, condotta al piede, riporto oggetti. Ogni specializzazione ha le sue taglie e le razze più adatte sulla base delle singole skill: i Pastori tedeschi sono ottimi concorrenti dell’Obedience, dove un millimetro di scarto nel sedersi dritti può determinare il trionfo o la disfatta più drammatica. L’Igp predilige cani come i Dobermann e Rottweiler, animali massicci per prove di difesa dove la tensione in gara si taglia con il coltello.

I costi? «Variano in base alla tipologia di servizio, alla durata e alle caratteristiche del percorso intrapreso. Indicativamente», spiega Alessandro, «si parte da circa 25 euro per le attività sportive e le lezioni di gruppo, fino ad arrivare a 60 euro per una singola lezione di recupero comportamentale. Naturalmente, i costi possono variare in funzione delle specifiche esigenze del cane e del tipo di intervento necessario».

Ma in generale oggi le famiglie spendono «spesso anche percentuali considerevoli di stipendio» per la formazione del proprio cane o per l’addestramento a una gara sportiva, con preparazioni che durano da pochi mesi a molti anni in campionati che dai campi regionali portano i binomi (cani e padroni) anche fuori dai confini nazionali. «Oggi si investe di più in alimentazione, salute, educazione, sport e servizi. Il cane», prosegue l’educatore, «è diventato una presenza centrale nella famiglia. È un cambiamento positivo, ma spendere di più non significa necessariamente prendersene cura meglio», perché «niente sostituisce il tempo, l'attenzione e la capacità di comprenderne i bisogni».