Cannabis, ferma in Abruzzo la «migliore legge italiana»

28 Luglio 2016

PESCARA. «Da oltre un mese è rinchiuso in carcere per aver coltivato alcune piante di cannabis, necessarie per le cure di cui ha bisogno». Il segretario nazionale dei Radicali Italiani, Riccardo Magi...

PESCARA. «Da oltre un mese è rinchiuso in carcere per aver coltivato alcune piante di cannabis, necessarie per le cure di cui ha bisogno». Il segretario nazionale dei Radicali Italiani, Riccardo Magi ha ripercorso la storia di Fabrizio Pellegrini, 47 anni, rinchiuso nel carcere di Chieti con l’accusa di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, per portare avanti la campagna a favore della proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis. «Fabrizio soffre di fibromialgia», ha spiegato Magi affiancato dal tesoriere dei Radicali Valerio Federico, «nonostante l'Abruzzo abbia una delle leggi migliori in materia di uso terapeutico della cannabis, anche qui non funziona. Il 47enne aveva ottenuto la prescrizione per un mese di trattamento e doveva spendere ogni volta 500 euro, quindi preferiva coltivarla».

«Ciò che chiediamo al ministro della Giustizia e a quello della Salute è di verificare le condizioni dell'uomo e di dichiarare l'incompatibilità con il regime carcerario», ha concluso Magi. Secondo la legge promulgata in Abruzzo nel gennaio 2014, ma per la quale da allora non sono stati emanati i regolamenti attuativi, in base al piano terapeutico redatto da un medico specialista, i cannabinoidi possono essere prescritti anche dai medici di base. La legge prevede inoltre che la giunta regionale possa stabilire convenzioni con centri attrezzati per la produzione e la preparazione dei farmaci, nonché la possibilità di trattamento domiciliare.

Sul caso è intervenuto anche l’ex consigliere regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo, promotore e primo firmatario della legge regionale: «In regioni come la Toscana che hanno ripreso alla lettera il testo della mia legge l'erogazione della cannabis terapeutica è una realtà per almeno 1.500 pazienti. È paradossale invece che nella Regione con la “legge più avanzata in Italia” tutto sia rimasto fermo. Lo è ancor di più se consideriamo che la legge fu approvata da una maggioranza di centrodestra e che poi una giunta Pd-Sel l'abbia chiusa in un cassetto».