Cavi ghiacciati, tralicci crollati, telefoni in tilt L’Abruzzo pensa al futuro

21 Marzo 2017

Il Centro ha sentito Enel, Terna, Telecom e Anas. Ecco cosa si sta facendo per impedire che il sistema collassi di nuovo. Come successo due mesi fa

di Andrea Mori

PESCARA

A . due mesi da quei giorni di nevicate che hanno fatto precipitare l’Abruzzo le idee sono più chiare. A sessanta giorni dai black out è ad esempio stato definitivamente accertato come è stato possibile che i cavi della rete elettrica si ghiacciarono malgrado non dovessero gelarsi. Oppure, per quale motivo telefoni e cellulari si isolarono? E ancora, perché i pali della luce crollarono? Ripartono da queste analisi e considerazioni su ciò che è accaduto e soprattutto perché, le operazioni tecniche di ricostruzione da parte dei gestori nazionali dei servizi di comunicazione e illuminazione. In modo che in caso di un’altra malaugurata nevicata di quel tipo non si verifichino di nuovo tutte quelle maledette coincidenze che hanno avvolto una parte dell’Abruzzo nel buio e nel silenzio di quei giorni. E contribuito alla tragedia di Rigopiano.

Partiamo dalla rete elettrica, gestita da Terna per quel che riguarda l’alta tensione e da Enel per la media e bassa tensione (quella che raggiunge le abitazioni).

TERNA. I tecnici hanno appurato che il sistema che avrebbe dovuto impedire la formazione di ghiaccio non funzionò a causa della grande quantità di neve e in particolare della sua densità. Neve appesantita dall’acqua, che si raggelò subito intorno ai cavi a causa del vento freddo e forte. E che impedì al sistema anti-ghiaccio di svolgere la sua funzione. Favorendo la formazione dei famosi “manicotti” e provocando di conseguenza l’interruzione della rete. Qual è la lezione che bisogna trarre? Da Terna fanno sapere che «l’azienda continuerà ad investire, oltre che nello sviluppo della rete elettrica dell’area, in tecnologie in grado di mitigare le situazioni come quella del gennaio scorso». Nel dettaglio, sono allo studio soluzioni innovative cosiddette anti-icing per la prevenzione della formazione dei manicotti di ghiaccio, che si andranno ad aggiungere a circa 5.000 dispositivi antirotazionali dei cavi e già installati nel 2016 in Abruzzo. «Continueremo inoltre a lavorare su sistemi avanzati di previsione delle conseguenze attese dagli eventi meteorologici per supporto alle decisioni e a investire su nuovi mezzi operativi, sia fuoristrada che speciali, e su strumenti di telefonia, anche satellitari, in dotazione alle squadre dei tecnici», spiegano dall’azienda. Sottolineando come nei giorni dell’emergenza-meteo soltanto il 10% dei sostegni sia stato interessato dal blocco.

ENEL. Un piano da 25 milioni per iniziare. Il dopo-black out vede Enel impegnata su tre direttrici: interventi sulla rete elettrica, indennizzi extra e rimborsi danni – tra Abruzzo e Marche, fino ad ora sono oltre 20mila le richieste presentate – e dialogo con rappresentanti locali. A livello preventivo e quindi infrastrutturale, l’obiettivo dei tecnici di e-distribuzione è di aumentare la capacità di resistenza agli effetti meteo della rete elettrica. «Sono interventi definiti in accordo alle linee guida emesse dall’Autorità per l’Energia elettrica, il Gas e il Sistema idrico (AEEGSI), con tre principali leve di azione», sottolineano da Enel. Quali? «Aumentare la “magliatura” della rete, creando più punti di collegamento tra linee già esistenti per poter assicurare, in caso di guasto, vie di alimentazione energetica alternative, riducendo l’impatto di eventuali disservizi; proseguire con l’installazione di apparecchiature di telecontrollo, per rendere più capillare la possibilità di effettuare manovre “a distanza” sulla rete in caso di guasto, prima ancora di inviare i tecnici sul posto; “irrobustire” l’infrastruttura adottando il “cavo aereo” in sostituzione dei “conduttori nudi”». Entrando nei particolari di questo ultimo punto, in Abruzzo verrà adottato una tipologia di cavo che, grazie a specifiche caratteristiche tecniche, lo rendono meno esposto a venti atmosferici e alla formazione di manicotti di ghiaccio. «Sono già 30 le linee di media tensione sulle quali si sono conclusi gli interventi di ricostruzione adottando soluzioni intrinsecamente resilienti», elencano all’Enel, «sono stati posati 350 nuovi sostegni e installati 35 chilometri di cavo aereo». Il programma complessivo degli interventi verrà tuttavia definito nel piano resilienza, elaborato a livello nazionale, che sarà presentato all'AEEGSI entro il 31 marzo.

TELECOM. La notevole quantità della neve, viene indicata anche come una causa dei problemi avuti nella rete telefonica. Telecom ricorda come furono divelte numerose palificazioni e cavi aerei – solo nel Teramano più di 13mila le linee telefoniche fisse disservite e 110 i ripetori del mobile isolati e danneggiati – sui quali non fu possibile intervenire a seguito della prolungata mancanza di energia elettrica per oltre 15 giorni. «Le stazioni radio della telefonia mobile e le centrali di rete fissa, nonostante fossero dotate di batteria di emergenza, si disalimentarono e si bloccarono e non fu possibile intervenire tempestivamente a causa dell’impraticabilità delle strade e dei percorsi boschivi, circostanza che impedì qualsiasi intervento di manutenzione fino al persistere di quella situazione», è la conclusione di Telecom. Inoltre lo scioglimento della neve provocò numerose infiltrazioni d’acqua nei pozzetti dove sono alloggiati i cavi di rete fissa. E allora, partendo da queste valutazioni, come si può evitare che si ripetano simili situazioni? Anche in questo caso la parola chiave è lo sviluppo tecnologico. «Tim sta valutando di inserire nei prossimi programmi di cablaggio con la fibra ottica una cospicua quantità delle località abruzzesi che sono state interessate da questo tipo di problemi», è infatti la risposta ufficiale.

STRADE. Dicevamo della comunicazioni: chi non ricorda le strade bloccate dalla neve in quei giorni? Chi non ricorda la corsa alla ricerca di turbine spalaneve che aprissero varchi per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso e dell’Esercito? L’Anas, che ha in gestione le strade statali, si tira fuori e fa rilevare come sulla sua rete non avvennero «blocchi alla circolazione di particolare rilevanza, nonostante l’eccezionalità dell’evento, grazie al dispiegamento di uomini e mezzi che operarono, ininterrottamente, per tutta la durata dell’emergenza. Le uniche interruzioni», aggiunge, «hanno riguardato la strada statale 80 “del Gran Sasso d’Italia”, a causa del rischio valanghe e del conseguente obbligo di interrompere le operazioni sgombraneve, e la strada statale 5 “Tiburtina Valeria”, dove fu rimasto temporaneamente chiuso il tratto di valico, senza, però, comportare l’isolamento di nessuna frazione». L’Anas fa notare anzi come personale e mezzi, su richiesta delle Prefetture e dei Comuni, vennero impiegati anche al di fuori della rete di competenza, per assicurare i collegamenti con le frazioni rimaste isolate. Si tratta di 200 uomini, 140 mezzi spazzaneve (100 dei quali di proprietà) e 18 turbine. Un parco macchine che l’ingegnere Antonio Marasco, responsabile rete Anas Abruzzo, con esperienza di 5 anni in una regione estrema come la Val d’Aosta, ritiene dimensionato per eventi di picco come appunto quello di gennaio. «la nostra dotazione di mezzi fa invidia anche alle regioni alpine», assicura, «abbiamo in pratica un mezzo ogni 7 km della nostra rete stradale. Di recente è arrivata una turbina da 300mila euro e molto avanzata dal punto di vista tecnologico, nel tempo andremo a sostituire macchine vecchie con quelle di concezione più moderna». E’ stata presa in esame la possibilità di distribuire questi mezzi in modo modo più capillare in Abruzzo? «Non c’è bisogno», risponde il dirigente Anas, «i mezzi riusciamo a dislocarli in ogni posto della regione. E lo dimostra il fatto che in quei giorni di gennaio ci siamo prestati a liberare quasi 600 km di viabilità comunale e provinciale. Molte sono state le lettere di ringraziamento che abbiamo ricevuto per il lavoro svolto». Di mezzi messi a disposizione della Protezione civile abruzzese nei giorni delle nevicate ricorda anche la società Autostrade per l’Italia che, tiene a precisare, non ebbe alcun problema sulla rete viaria dell’A14. «Il blocco del traffico tra Pescara e Lanciano fu conseguente al crollo sulla carreggiata di un cavo elettrico evidentemente fuori dalle nostre competenze», ribadiscono alla società. E così 5 turboprese, 4 trattori spalaneve, 2 bobcat, una minifresa e un autoarticolato carico di sale presero la strada verso le zone interne del Teramano, del Pescarese e dell’Aquilano. Anche questa si può considerare una lezione da non dimenticare.

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