Dall’uscita di Faroni al blocco dei tir Ora si rischia di perdere il marchio

4 Novembre 2016

CANISTRO. Una lite che va avanti da mesi. Una proprietà contesa tra l’ente di competenza territoriale e la società che 9 anni fa ha rilevato l’azienda acquisendo di fatto il diritto a imbottigliare l’...

CANISTRO. Una lite che va avanti da mesi. Una proprietà contesa tra l’ente di competenza territoriale e la società che 9 anni fa ha rilevato l’azienda acquisendo di fatto il diritto a imbottigliare l’acqua e distribuirla in tutta Italia. Ora però si è arrivati a un punto di non ritorno. La Regione ha preparato un nuovo bando per dare in concessione la captazione dell’acqua della Valle Roveto e il gruppo Colella vuole portare via dallo stabilimento tutto ciò che è di sua proprietà, marchio compreso.

LO STABILIMENTO. Quando nel 2007 l’imprenditore molisano Camillo Colella ha acquistato dal gruppo Faroni la Santa Croce ha preso nelle sue mani un vero e proprio impero che ruotava intorno all’acqua minerale dalle proprietà speciali. Oltre alle concessioni per captare dalla sorgente della Sponga l’acqua e poi imbottigliarla nel pacchetto c’era lo stabilimento alle porte di Canistro, tutti i macchinari e gli ormai noti silos da 5mila litri. A Colella è andato anche il marchio Santa Croce e tutte le infrastrutture che dai tubi dell’acqua provenienti dalla Sponga portano la materia prima nello stabilimento.

LA CONCESSIONE. Dopo la scadenza due anni fa delle concessioni per captare l’acqua la Regione Abruzzo aveva di nuovo affidato tutto al gruppo Colella. L’assenza della regolare documentazione dell’azienda, però, ha spinto l’ente a bloccare l’iter e a preparare un nuovo bando che dovrebbe essere pubblicato a breve. In questo lasso di tempo, intanto, il patron della Santa Croce ha continuato a lavorare indisturbato puntando sempre il dito contro la Regione, rea di non aver lavorato intensamente per il bando di gara. Nonostante i numerosi divieti l’acqua dalla sorgente è continuata a finire nelle bottiglie e quindi sulle tavole degli italiani.

I SIGILLI. A bloccare tutto sono arrivati i tecnici della Regione e le forze dell’ordine che hanno posto i sigilli ai rubinetti per evitare che Colella potesse continuare a captare acqua e imbottigliarla. Intanto la procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per verificare se in azienda si è continuato a lavorare anche nel periodo in cui la Regione aveva bloccato la captazione.

LA CONTESA. Mercoledì scorso alcuni dei 73 dipendenti che erano nello stabilimento alle 12 si sono fermati e hanno incrociato le braccia. In quel momento si stava imbottigliando l’acqua nella linea vetro, usata per lo più nei ristoranti. La materia prima arrivava dai tre silos da 5mila litri che Colella aveva riempito prima dei sigilli. Nei giorni successivi alla proclamazione dello sciopero il patron della Santa Croce ha cercato di portare fuori dallo stabilimento di Canistro prima le materie prime – tappi, etichette e macchine – poi alcuni muletti. I residenti sono scesi in strada e hanno creato un muro umano e i tir fatti arrivare per l’occasione sono ripartiti. Nel sito ci sono anche 500 pedane cariche di confezioni di acqua che l’imprenditore vorrebbe far uscire per distribuirle in tutta Italia. Ma per ora oltre il cancello non passa nulla. La Regione vuole stabilire quando sono state imbottigliate le confezioni d’acqua e soprattutto vuole trattare insieme ai sindacati nell’interesse dei lavoratori.

IL MARCHIO. Delocalizzando l’attività in altri siti produttivi sarà offerta ai clienti un’acqua con proprietà organolettiche differenti ma con l’inconfondibile marchio bianco-azzurro? O sarà utilizzato il nome Santa Croce sulle bottiglie sull’acqua Castellina sempre di sua proprietà? Il Comune di Canistro ha già messo a disposizione un intero terreno dove chi si aggiudicherà il bando regionale potrà costruire un nuovo stabilimento e ricominciare da capo.

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