Di Girolamo (M5S): la figura del Capo dello Stato viene ridotta a un ruolo notarile

La senatrice del Movimento Cinque Stelle: «Se si vuole rafforzare l’esecutivo bisogna potenziare il Parlamento, ma qui si fa esattamente il contrario»
Non servono giri di parole: questa coalizione di destra-centro è ubriaca di potere e la prima cosa che avverte chi ha visione distorta del potere è il desiderio di conservarlo. Questa riforma nasce così, grazie al combinato disposto fra questa smania e la necessità di spostare l’attenzione da quelli che sono i reali problemi del Paese.
Vogliono dar vita a una democratura, assegnando alla figura del presidente del Consiglio un ruolo assoluto, in pieno contrasto con quello è lo spirito della nostra Carta e in spregio al principio del bilanciamento dei poteri. È in corso un attacco alle regole: pensate alla minacce di Salvini al diritto di sciopero, o al bavaglio che la maggioranza ha cercato di mettere alla libertà di stampa attaccando vergognosamente la trasmissione Report. Non credo sia un caso, penso più a una strategia, e la cosa è davvero allarmante.
È in tale contesto che si colloca la proposta di riforma costituzionale della Meloni, malcelato baratto con la Lega che in cambio chiede l’Autonomia differenziata. Entrando nel merito del provvedimento presentato in Senato, il rischio più grande credo sia la rottura degli equilibri che il testo prospetta. Se si vuole rafforzare l’esecutivo bisognerebbe rafforzare il Parlamento ma qui si fa il contrario. Non solo, i poteri del Presidente della Repubblica vengono sostanzialmente svuotati, assegnando al garante della Costituzione un ruolo puramente notarile, cosa evidente sia nella nomina del PdC – che diventa un formalismo – che nel potere di scioglimento delle Camere. Il testo affida indirettamente al “secondo premier” un potere enorme, che gli consentirà di ricattare il Parlamento determinando lo scioglimento delle Camere, un potere che il primo premier non ha.
Si prevede inoltre che la legge elettorale “garantisca il 55 per cento dei seggi in ciascuna delle due Camere alle liste e ai candidati collegati al Presidente del Consiglio dei ministri”. Una forzatura, visto che tale disposizione sarebbe da inserire in una legge elettorale e non in Costituzione, e senza dimenticare che la Corte Costituzionale ha già ribadito che non può esserci un eccesso di premialità perché lo stesso andrebbe a danno della rappresentatività del Parlamento. Noi siamo disposti al confronto: penso ad esempio alla sfiducia costruttiva, che noi del Movimento interpretiamo come chiave di volta, e al rafforzamento della figura del premier senza bisogno di stravolgere la Costituzione. Tuttavia la sensazione è che anche in questo caso procederanno per la loro strada, come stanno facendo con il salario minimo.
È la strategia del voltarsi dall’altra parte: se non vedo il Paese in difficoltà, se non sento i bisogni di chi non riesce ad arrivare a fine mese, il problema non è mio e pertanto non esiste; quindi parlo di Ponte sullo Stretto, carne sintetica, faccio qualche condono e nell’insalata butto anche il premierato. L’elezione diretta del premier, dove introdotta, ha sempre creato disastri.
Siamo davanti a una forma conclamata di avventurismo costituzionale e il Movimento 5 Stelle, come sempre, darà battaglia in Parlamento e nelle piazze per evitare questo scempio.
*senatrice
del Movimento Cinque Stelle
e membro della 8ª Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica,
energia, lavori pubblici,
comunicazioni, innovazione
tecnologica)
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