E il Tar Lazio riapre la partita degli accertamenti sui pilastri

29 Dicembre 2018

PESCARA . Venti giorni di tempo per chiarire esattamente quali sono gli accertamenti non più ripetibili che i consulenti tecnici dovrebbero eseguire su viadotti e piloni di A24 e A25, e che non...

PESCARA . Venti giorni di tempo per chiarire esattamente quali sono gli accertamenti non più ripetibili che i consulenti tecnici dovrebbero eseguire su viadotti e piloni di A24 e A25, e che non potrebbero più essere effettuati a seguito degli interventi di messa in sicurezza. È il tempo che il Tar Lazio ha concesso alla società Strada dei Parchi (rappresentata dall’ad Cesare Ramadori, nella foto), per integrare l’istruttoria che è alla base del ricorso presentato contro il Ministero delle Infrastrutture attraverso il quale il concessionario delle tratte autostradali chiede un accertamento tecnico preventivo sullo stato di piloni e viadotti. Informazioni, secondo Strada dei Parchi, fondamentali perché la questione potrebbe evolvere verso un contenzioso piuttosto complicato. Considerato che a breve dovrebbero partire i lavori di messa in sicurezza delle infrastrutture viarie, è necessario, secondo SdP, “cristallizzare” lo stato dell’arte, e conoscere la situazione nella quale realmente versano le autostrade. Argomento, questo, sul quale il Ministero delle Infrastrutture ha vedute completamente diverse rispetto a quelle del concessionario. I giudici del Tar Lazio (Carmine Volpe, presidente, Ivo Correale, consigliere, Lucia Maria Brancatelli, estensore), durante l’udienza dello scorso 19 dicembre, hanno ritenuto di dover integrare il contraddittorio e hanno emesso un’ordinanza con la quale, appunto, dispongono nuove incombenze istruttorie a carico di Strada dei Parchi. Infine, hanno rinviato la discussione del ricorso al 16 gennaio 2019. Un’ordinanza che riapre la partita degli accertamenti preventivi, negati in precedenza. Nel corso della stessa udienza i giudici hanno estromesso il Codacons e l’associazione “Art. 32-97”, ritenendo il loro intervento inammissibile. Il ricorso, hanno spiegato i giudici, in questa fase si riferisce semplicemente «alla verifica della sussistenza delle condizioni per disporre in via anticipata di uno strumento probatorio, al fine di accertare l’attuale stato dei luoghi, nell’ambito del rapporto concessorio intercorrente tra Strada dei Parchi e Mit», e non a questioni che riguardano direttamente la tutela dell’incolumità pubblica. Semmai, rappresenta uno «strumento di prova che potrebbe essere utilizzato nell’ambito di una futura, ipotetica, controversia riguardante la contestazione di inadempimenti in capo alla società». Il Mit, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha contestato due dei cinque quesiti posti da Strada dei Parchi, che fanno riferimento ad aspetti economico-finanziari che l’amministrazione ritiene estranei all’accertamento oggetto del ricorso. Il collegio giudicante «al fine di un puntuale scrutinio delle condizioni per l’espletamento dell’accertamento tecnico-preventivo», ha ritenuto di chiedere ulteriori chiarimenti e ha dato 20 giorni di tempo per rispondere. (a.bag.)