Fasiolo (Pd), scrive al ministro «Quel decreto va modificato»

SEGUE DALLA PRIMA. Ho pensato molto a questa vicenda, ma il ricordo delle vittime, il senso di pudore e di rispetto nei confronti delle loro famiglie, a cui nessuno ridarà i loro cari, il dolore che...
SEGUE DALLA PRIMA. Ho pensato molto a questa vicenda, ma il ricordo delle vittime, il senso di pudore e di rispetto nei confronti delle loro famiglie, a cui nessuno ridarà i loro cari, il dolore che da madre e da aquilana provo ancora per tutte quelli morti, mi hanno trattenuta.
Rompo il silenzio, solo oggi, alla luce della sentenza di Cassazione sulla Grandi Rischi. Anche qui è stato trovato un unico capo espiatorio, da dare in pasto all'opinione pubblica, come scrive correttamente Giustino Parisse, mentre chi ha partecipato a quella riunione e ci ha rassicurato è stato assolto perché "il fatto non sussiste". È una sentenza che mette in luce tutte le contraddizioni che ruotano attorno a questa e altre vicende. Se queste sono le conclusioni, io non ci sto!
Ho la sensazione che in questa vicenda, come spesso è accaduto in Italia nel caso delle stragi o di altri avvenimenti nefasti, ci siano ancora delle pagine non scritte, di armadi chiusi con dentro i segreti di Stato.
Il caso Bearzi è per molti aspetti analogo. Rifuggo l'idea che l'ex direttore del Convitto sia un criminale. È vero, Bearzi da Preside ha avuto le sue responsabilità. Era responsabile della sicurezza dei ragazzi che dormivano al Convitto quella notte. Quella stessa notte c'era anche lui, con la sua famiglia, a dormire in un posto che non si sarebbe mai aspettato si potesse trasformare in una tomba. Quelle morti credo siano il macigno più duro che stia ancora scontando e che sono più pesanti del carcere stesso.
Ma è giusto che sia l'unico a pagare? È giusto che paghi col carcere in un paese in cui stupratori e non solo stanno tranquilli a piede libero? Credo sia assurdo che da una parte venga sancito il principio della assoluta e irresponsabilità di chi aveva gli strumenti per valutare e che a mio giudizio rassicurò e dall'altro si metta sui carboni ardenti chi quella notte dormiva in quella scuola.
E giusto, inoltre, che Bearzi sia stato condannato per il principio in base al quale il preside di una scuola è responsabile della sicurezza dell'edificio? Può un dirigente scolastico essere sottoposto ad una normativa complessa, tale da determinare incombenze gravose, anche di natura tecnica, alle quali, per quanto preparato, non è in grado di far fronte? Quella norma va cambiata, perciò ho sottoscritto un'interrogazione con la collega friulana Fasiolo al Senato.
Non credo nella giustizia sommaria. Non mi piace uno Stato che va alla ricerca della vittima sacrificale. Mi unisco alla richiesta di grazia. Lo faccio ribadendo a me stessa, prima che ad altri, che non ho mai augurato il carcere a nessuno, quando chiedevamo giustizia e verità. Chiedere la grazia è un atto di giustizia umana e lo faccio nel massimo rispetto per la sofferenza delle famiglie che hanno perso i loro cari. Ma non credo che il dolore si possa risarcire, soprattutto procurandone altro.
Sen. Stefania Pezzopane

