Gasdotto contestato ma la Snam punta al via libera
SULMONA. Conto alla rovescia per la conferenza dei servizi sulla centrale Snam di Case Pente, vicino al cimitero sulmonese. L’appuntamento, che era stato fissato al 7 agosto scorso, è poi stato...
SULMONA. Conto alla rovescia per la conferenza dei servizi sulla centrale Snam di Case Pente, vicino al cimitero sulmonese. L’appuntamento, che era stato fissato al 7 agosto scorso, è poi stato rinviato al 30 settembre. Il consiglio regionale a luglio ha approvato all’unanimità una risoluzione contraria – tra i primi firmatari il sulmonese Andrea Gerosolimo - che impegna il governatore Luciano D’Alfonso a chiedere la revoca della conferenza dei servizi e a negare l’intesa Stato - Regione. Il fronte del no guidato questa volta dalla giunta regionale sembrava in un primo momento aver spazzato via la conferenza dei servizi. Invece, è solo riuscito a rinviarla. In quella data potrebbe arrivare il via libero definitivo alla centrale Snam, collegata col metanodotto che corre per 687 chilometri da Massafra a Minerbio, diviso in cinque grandi tronconi (Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino; Sestino-Minerbio), attraversando 10 regioni, 3 parchi nazionali (Maiella, Monti Sibillini, Gran Sasso), un parco regionale e 21 aree protette.
L'iter autorizzativo della Snam risale al 2004, quando dopo l'ottenimento di un primo requisito di pubblica utilità (poi scaduto per decorrenza dei termini), il procedimento è andato avanti a grandi passi. Fino all'avvio della fase istruttoria del 5 agosto 2010, con relative modifiche al tracciato, e al via libera, seppur con alcune riserve, del 7 ottobre 2010 della Commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale.
È stata la volta, poi, del decreto ministeriale del 7 marzo 2011, con cui i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali hanno dato il via libera a centrale e metanodotto. A cui è seguito il decreto di pubblica utilità del ministero dello Sviluppo economico il 29 giugno 2011. La prima battuta d’arresto è arrivata con la risoluzione contraria del 26 ottobre dello stesso anno da parte della commissione Ambiente della Camera, a cui si sono aggiunte le due successive della Regione e la legge regionale antigasdotti in aree sismiche del 19 giugno del 2012, contro cui il Governo ha fatto ricorso. Infine il no della conferenza regionale dei servizi del 15 febbraio del 2013, quello dell’Arta del giorno prima e quello della mancata Autorizzazione integrata ambientale (Aia) della settimana successiva.
Ora il no della giunta D’Alfonso. Ma i Comitati cittadini per l’ambiente - che da 7 anni guidano il fronte del no - chiedono lo stop definitivo al progetto.
I motivi del no degli ambientalisti sono legati alla tutela dell'ambiente e della salute, oltre che del patrimonio architettonico e paesaggistico; a cui, da cinque anni, si aggiungono quelli di sicurezza per le zone sismiche coinvolte.
I parlamentari Gianni Melilla (Sel), Stefania Pezzopane (Pd) e Enza Blundo (M5S) si uniscono alla richiesta del tracciato alternativo del metanodotto Rete Adriatica, che la Snam ha deciso di far correre lungo la dorsale appenninica e le principali faglie del terremoto del 2009. Unica voce fuori dal coro è quella dell’onorevole Paolo Tancredi (Ncd). Il progetto prevede una centrale del gas da 75 bar, fra Case Pente e Colle Savente, in un'area di 12 ettari, con relativo gasdotto. Tre i turbocompressori previsti, da 11 megawatt l'uno e da 25 metri per 12, alti 10; oltre a tre caldaie e un camino di 14 metri.
Federica Pantano
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