«I punti nascita? Carenti sull’emergenza parto»

4 Settembre 2014

Duro il ginecologo Di Nisio (Aogoi): chiudere le piccole strutture è necessario, ma tutto il sistema abruzzese è inadempiente rispetto agli standard nazionali

PESCARA. L’annuncio del taglio dei punti nascita che fanno numeri sotto i 500 parti/l’anno, sta mobilitando sindaci e comunità locali. Ma a giudizio dei ginecologi dell’Aogoi Abruzzo (Associazione Ostetrici e Ginecologi ospedalieri italiani), la chiusura di questi reparti è solo un primo necessario passo verso la costruzione di un sistema sanitario sicuro per la madre e il nascituro. «La Regione», spiega il dottor Quirino Di Nisio, presidente dell’Aogoi Abruzzo «è sostanzialmente inadempiente rispetto al “Piano Fazio”» (il piano che stabilisce gli standard minimi per i punti nascita: trasporto partorienti Stam, trasporto d’urgenza Sten, sala operatoria associata alla sala parto; assistenza h24 - per il dettaglio vedi tabella). «L'ex sub-Commissario alla Sanità, Giovanna Baraldi», continua Di Nisio, «fin dal novembre 2011 aveva dichiarato che entro il 31 dicembre 2012 i punti nascita abruzzesi avrebbero assicurato l'applicazione degli standard di sicurezza previsti dal “Piano Fazio”. Nulla è stato posto in opera nel 2012; nulla è avvenuto nel 2013, pur con altre figure commissariali (l'ultima, il governatore Gianni Chiodi) . Finalmente l'attuale governo regionale pone doverosamente e, forse, coraggiosamente, il problema della sicurezza nei punti nascita dei vari presidi ospedalieri e dell'applicazione del Piano Fazio». Partendo da un ritardo storico della regione.

«Il servizio di trasporto Stam e Sten», spiega Di Nisio, «ha bisogno di ambulanza attrezzata per il trasporto neonatale e di una incubatrice da trasporto neonatale, come da delibera della Giunta della Regione Abruzzo del 28 febbraio 2001 n° 144 (dicesi 2001!). Orbene un’ambulanza, dedicata allo scopo descritto, in Abruzzo semplicemente non esiste; in altre parole i governi regionali succedutisi dal 2001 al 2014 non sono stati in grado di acquistare una ambulanza attrezzata per il trasporto neonatale, pur avendone riconosciuto la necessità».

Intanto la Medicina progredisce, ma la regione resta indietro. «Per scongiurare una temibile complicazione del parto, l'ipoossigenazione nel corso del travaglio, è attualmente richiesto nei neonati affetti un trattamento in ipotermia, che deve essere eseguito entro le prime sei ore dalla nascita e va eseguito da personale esperto, immediatamente operativo, eventualmente anche nel corso del trasporto con ambulanza dedicata, senza approssimazioni o trattamenti incongrui, i cui esiti potrebbero esporre il neonato ad una vita da disabile affetto da una malattia denominata “paralisi cerebrale”. A tal riguardo», aggiunge il dottor Di Nisio, «esiste nei tribunali della regione un fiorente contenzioso, con richieste di risarcimento fino a dieci milioni di euro e riguardano i bimbi che quotidianamente incontriamo sulle sedie per paralitici, affetti dalle manifestazioni neurologiche della “paralisi cerebrale”, da sospetta asfissia intra-partum. Coloro che discutono di punti nascita senza requisiti di Legge è bene che si rendano conto della responsabilità connessa all'evento parto e partecipino ad una seria, efficiente e credibile organizzazione sanitaria, aggiornata alle conoscenze scientifiche attuali, con adeguati mezzi tecnici e personale esperto». E veniamo alle sale parto. «Per la sicurezza delle gestanti», spiega Di Nisio, «è necessario che una sala operatoria sia presente nel blocco travaglio/parto al fine di poter effettuare interventi d'urgenza. Nella Regione Abruzzo nessun blocco parto contiene una sala operatoria, una assoluta minoranza di presidi ospedalieri presenta sale operatorie sullo stesso piano della sala parto (esempio l’ospedale di Teramo), in tre dei presidi ospedalieri a più elevata numerosità di parti (Chieti, Pescara, L'Aquila) le sale operatorie sono dislocate a svariati piani di distanza dalla sala parto, rendendo assolutamente insicuro l'evento parto». Infine «di pronto soccorso ostetrico, individuato come area con funzione dedicata, nessun direttore generale di Asl ha sentito la necessità di discutere, mentre si continua ad operare in diversi ospedali senza la presenza della guardia interna h/24 ed in regime di “reperibilità”». ©RIPRODUZIONE RISERVATA