Il cuore dell’Abruzzo batte anche a Mar del Plata. Festa per il 49° anniversario

1 Novembre 2026

Il Centro fondato dagli emigrati celebra la ricorrenza con trecento persone.

Siglato un gemellaggio con Tornareccio: inaugurata anche una piazza

Il Centro abruzzese Marplatense ha celebrato, il 25 ottobre scorso, il suo 49º anniversario con la partecipazione di oltre 300 persone. L’istituzione unisce la comunità abruzzese della città situata sulla costa argentina, a circa 400 chilometri a sud di Buenos Aires e caratterizzata fin dalle sue origini dall’immigrazione italiana. L’immigrazione proveniente dall’Abruzzo è ovviamente anteriore al 1977, ma fu in quell’anno che un gruppo di soci del Centro italiano, che allora riuniva la comunità, decise di creare un proprio centro per mantenere vivi i costumi e la cultura della regione.

Il Centro è nato da un’epopea collettiva. I suoi membri fondatori acquistarono un terreno a circa 5 chilometri dal centro urbano, sulla strada provinciale 88 e a pochi metri dall’autodromo locale. All’epoca era un luogo inabitabile, pieno di vegetazione e di difficile accesso. Si lavorava alla costruzione nei fine settimana, con risorse economiche proprie e senza alcun aiuto istituzionale. Quasi mezzo secolo dopo, il centro conserva ancora quella vitalità: dispone di due campi di bocce, uno di calcio e di un grande salone polivalente dove si tengono periodicamente feste ed eventi sociali, e dove si insegnano l’italiano e le danze tradizionali.

Alle celebrazioni erano presenti le autorità attuali del Centro, oltre a ex dirigenti, familiari e amici. Hanno partecipato Norma Fighetti, presidente del Centro; Marcelo Carrara, esponente della collettività italiana della città e Carina Caporale, delegata del Centro presso la Fedamo (Federazione delle associazioni abruzzesi in Argentina).

Ogni anno il Centro organizza quattro grandi festività: la festa di inizio anno, la festa delle Due Patrie, la festa dell’anniversario e la festa di fine anno. Inoltre, la struttura ospita la Coppa Italia, un campionato di calcio che si gioca ogni fine settimana e che riunisce molti tifosi e famiglie.

Dietro la storia del Centro si cela una curiosa trama familiare. Molte delle coppie fondatrici erano di origine abruzzese e molisana; da qui lo stretto rapporto di amicizia e parentela tra le due comunità. Alcuni membri sono originari di Tornareccio, motivo per cui nel 2024 è stato promosso un gemellaggio tra la località chietina e Mar del Plata. Il progetto è stato una pietra miliare e ha ottenuto il sostegno ufficiale. Un decreto della Regione Abruzzo ha ufficializzato il progetto del “Gemellaggio Mar del Plata-Tornareccio” e ha stanziato un contributo di 8.000 euro.

La presidente, Norma Noemí Fighetti, conosce questo legame in prima persona: suo marito, Roberto Finocchio, è figlio di emigrati di Tornareccio ed è stato presidente del Centro per sei anni. I nonni materni di Fighetti sono emigrati a Buenos Aires intorno al 1930, mentre suo padre è arrivato dall’Italia nel 1948 dal Piemonte. È stato il marito ad avvicinarla all’istituzione: «Mi sono innamorata del gruppo», ricorda Norma, che è stata segretaria del consiglio direttivo prima di assumere la presidenza. Nelle sue parole, gli abruzzesi di Mar del Plata sono «una famiglia allargata». Questo affetto si respira nell’aria. «È tanto l’amore che abbiamo», riassume Fighetti, e in questa frase risiede la missione del Centro: «Amiamo la regione e ci impegniamo a trasmettere la cultura e tutto ciò che è possibile».

Il gemellaggio ha segnato la sua fase come presidente. «Due anni fa abbiamo presentato un progetto al Cram (Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo) per gemellare Tornareccio e Mar del Plata, ed è stato approvato», racconta. A seguito del gemellaggio, tra il 5 e il 9 aprile 2024, si è svolta una settimana della cultura ricordata da tutta la comunità. Con la presenza di Nicola Iannone, sindaco di Tornareccio, sono stati giorni di festa: sono state collocate targhe nelle scuole e nel municipio marplatense, ed è stata inaugurata una piazza in memoria del gemellaggio, come richiesto dal progetto. Da quel momento, il legame tra Tornareccio e General Pueyrredón, il dipartimento in cui si trova Mar del Plata, ha aperto le porte a una cooperazione più ampia tra le due comunità.

La segretaria del Centro e delegata presso la Fedamo, Carina Caporale, è figlia di uno dei membri fondatori, Nicola Caporale, recentemente scomparso all’età di 92 anni. Nato ad Archi, in Argentina ha sposato Elda Dell’Archiprete, originaria di Villa San Vincenzo. Carina è cresciuta nel Centro insieme a suo padre, ha fatto parte del corpo di ballo e della commissione giovani. Una delle sue esperienze più care risale al 2004, quando si è recata in Abruzzo su invito del Cram insieme ad altri 40 giovani. Oggi è insegnante di italiano in due scuole nella zona del Porto della città e, in diverse edizioni della Settimana della Lingua Italiana, ha rappresentato il Centro Abruzzese con attività culturali e gastronomiche. Ma l’emozione dei suoi ricordi si mescola a una certa incertezza sul futuro del Cram, l’organismo della Regione che riunisce i rappresentanti delle federazioni di emigrati.

Negli ultimi anni la situazione degli abruzzesi all’estero ha ricevuto scarsa attenzione. L’avvocato italo-argentino Federico Mandl Carosella, ex consigliere del Cram, ha pubblicato settimane fa una lettera aperta chiedendo un maggiore impegno da parte della Regione Abruzzo. Si tratta di un dovere «morale e civile», afferma, poiché dal 2023 le riunioni del Consiglio non si sono potute tenere per mancanza di fondi. Il fulcro della rivendicazione è finanziario, ma la motivazione è sociale e culturale, poiché senza tale sostegno molte associazioni potrebbero scomparire: «L’Abruzzo nel mondo non può essere lasciato solo», sostiene, «è una questione di identità, di memoria e di rispetto verso milioni di persone e di famiglie che, pur vivendo lontano, non hanno mai dimenticato le proprie origini abruzzesi».

La polemica è giunta sulle pagine di questo giornale attraverso un articolo di Gianni Melilla, presidente emerito del Consiglio regionale dell’Abruzzo. Nel frattempo, il presidente Marco Marsilio è intervenuto sulla vicenda e, in una lettera di risposta, ha sostenuto che il Cram non avesse mai interrotto la sua attività. Tuttavia, il presidente ha ammesso difficoltà finanziarie e la necessità di consolidare iniziative a lungo termine, motivo per cui ha nominato un delegato permanente e ha dato il via libera a uno stanziamento straordinario per finanziare ulteriori progetti, restituendo al Cram una «rinnovata centralità».

Carina Caporale sottolinea che quest’anno il Cram ha avviato progetti importanti: una mostra sull’immigrazione abruzzese e uno spettacolo culturale che sarà interpretato dal musicista italo-argentino e membro del consiglio direttivo Maxi Manzo al teatro Chauvin della città il 16 dicembre, attività a cui contribuirà la Regione Abruzzo. Dalla federazione si richiede, inoltre, una maggiore presenza culturale: eventi sulla tradizione abruzzese, gastronomia, musica, corpi di ballo o altre attività che promuovano e aiutino a preservare la cultura regionale. Molte realtà di emigrati, avverte, «si trovano in una situazione critica perché non riescono a sostenersi economicamente». Con molto lavoro, il Centro abruzzese di Mar del Plata ha raggiunto una certa stabilità grazie al suo inserimento sociale, cosa che non avviene in tutti i casi.

«Il patrimonio umano e culturale costruito dalle comunità emigrate deve essere preservato», commenta Caporale. Per il Centro abruzzese di Mar del Plata il sostegno della Regione è stato vitale: il suo progetto più ambizioso degli ultimi anni non sarebbe stato possibile senza il supporto del Cram. La storia stessa del Centro, e l’impegno con cui viene portato avanti ogni giorno, suggerisce che qui la memoria non è un esercizio di nostalgia, ma una fonte di vita affinché questo legame rimanga attivo e duri di generazione in generazione.

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