Il farmaco è equivalente ma i griffati vanno di più

I dati dell’Agenzia sanitaria sul trattamento delle patologie cardiovascolari Il prof. Manzoli: «Prodotti generici comunque in crescita, dipende dai medici»
PESCARA. In Abruzzo, per quanto riguarda la cura delle malattie cardiovascolari, la preferenza dei pazienti nella scelta del tipo di farmaco, è nettamente rivolta verso l'uso di quelli di marca, anche se i cosiddetti generici si difendono bene. Sono questi i dati forniti dall'Arsa, l'Agenzia regionale sanitaria abruzzese, in riferimento all'anno 2013, visto che per gli anni successivi non è stato ancora possibile aggiornare i numeri, per via delle mobilità passive extraregionali non ancora note.
In altre parole, la Regione incaricata (non è l'Abruzzo) non ha espletato l'operazione relativa al conteggio dei farmaci che i pazienti, a livello nazionale, hanno acquistato fuori dalla propria regione di residenza ( per un cittadino abruzzese che compra un farmaco in un'altra regione, al di là della recente introduzione della ricetta elettronica, la regione in cui il farmaco è stato acquistato ne chiederà il rimborso alla regione dell'acquirente). E i numeri, dicono che nel 2013 il 64,15% dei farmaci acquistati sono stati quelli "griffati", mentre per il 35.85% si è scelto di affidarsi a quelli generici, per le terapie idonee a fronteggiare problemi cardiovascolari.
In particolare, per quanto riguarda gli inibitori (gli antiipertensivi, come quelli che contengono la molecola Enalapril), il 59,77% dei pazienti ha chiesto in farmacia i medicinali di marca, contro il 40,23%, che ha optato per un farmaco equivalente. Ancora più marcate le differenze per l'acquisto di statine (necessarie per l'eliminazione del colesterolo in eccesso, si pensi alla simvastatina e alla atorvastatina), per le quali il 63,53% ha scelto il “branded” e il restante 36,47% l'equivalente. Quasi il 70%, invece (il 69,59%), ha optato, come acquisto di betabloccanti contro l'ipertensione (ad esempio, i farmaci che contengono come principio attivo il carvedilolo), il prodotto firmato, mentre il 30,41% ha deciso per il generico.
Percentuali che più o meno si ripetono tra le diverse Asl locali. Se all'Aquila, la zona dove i farmaci di marca sono stati venduti di più, la media è stata del 66,52%, a Chieti si è assestata sul 64,46%, mentre a Teramo è stata del 63,1% e a Pescara del 62,28%.
«Per quanto ci siano motivazioni logiche e legittime», spiega Lamberto Manzoli, responsabile del registro tumori dell'Arsa – che ha recentemente pubblicato, con la studiosa pescarese, Maria Elena Flacco e altri scienziati, un articolo scientifico relativo all'utilizzo dei farmaci generici in problemi cardiovascolari, sulla terza rivista al mondo del settore epidemiologia, Eur J Epidemiol –, «nella prescrizione dei farmaci di marca, il generico non è un'opzione da sottovalutare o da respingere, perché comunque la letteratura scientifica ci rassicura sull'equivalenza clinica, dunque sulla sua sicurezza e sulla sua efficacia rispetto al prodotto di marca. Tuttavia in Abruzzo ci aspettavamo un dato più basso, per quanto riguarda l'uso dei farmaci generici».
Manzoli, che è anche docente di Epidemiologia alla d'Annunzio, fa notare che in Abruzzo sono marcate le differenze tra medico e medico: «Alcuni di essi prescrivono per l'80% farmaci generici, altri invece si fermano al 10%».
Ma qual è la decisione migliore che un paziente dovrebbe prendere, nella la scelta tra un farmaco equivalente o uno di marca, i quali hanno ambedue lo stesso principio attivo, ma differiscono in tutto il resto, come negli eccipienti e le capsule?
«Se uno si trova bene col suo farmaco, vada avanti. Ma chi deve cominciare una terapia», risponde il docente, «può iniziare con i generici. Casomai, poi, può anche cambiare».
E se da un lato, rileva infine Mansoli, si registra «un lento aumento del consumo dei farmaci generici», dall'altro, non esiste una percentuale ottimale da raggiungere. «Impossibile dirlo», conclude lo studioso.
Vito de Luca
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