In Corea alla caccia di Pak Doo ik. Il suo gol eliminò l'Italia nel '66 / Video

Il racconto di raccontata da Alfredo Giovannozzi, direttore dell'emittente abruzzese Tv6, al seguito della missione di Razzi e Salvini. Storia del Mondiale del '66 da riscrivere
TERAMO. Alfredo Giovannozzi, direttore della televisione teramana Tv6 può vantare due primati: quello di essere il primo giornalista televisivo a tornare dalla Corea del Nord con un servizio video che comprende immagini esclusive anche dal 38° parallelo, la blindatissima frontiera con la Corea del Nord; e il primo ad aver sfatato una leggenda che in Italia dura da 40 anni e che obbligherà una revisione di tutte le enciclopedie e le Wikipedie: il mitito Pak Doo ik, il calciatore in inflisse all’Italia calcistica la più bruciante delle sconfitte non è un dentista ma un tipografo.
«E’ proprio così», dice Giovannozzi che ha intervistato Pak Doo Ik durante la visita in Corea della delegazione di parlamentari guidata dal senatore Antonio Razzi, «me lo ha confermato lui stesso, stupito e commosso fino alle lacrime (lui che in Corea è un eroe nazionale), nell’apprendere che dopo 48 anni l’Italia lo ricorda ancora». Il viaggio di Giovannozzi e dell’operatore Fabio Paolucci è stato senza inconvenienti. «Nessun controllo, nessuna limitazione, tranne quella di non filmare i militari e alcune statue del fondatore della repubblica, Kim Il-sung che lì chiamano il presidente eterno e del figlio Kim Jong-il, padre dell’attuale capo assoluto della repubblica Kim Jong-un».
«Certo», aggiunge, «eravamo sempre accompagnati, ma abbiamo potuto filmare tutto. L’unico problema l’abbiamo avuto al 38° parallelo. Anche lì è vietato girare, ma abbiamo ottenuto una deroga grazie all’intervento del senatore Razzi che, non so come, è amico del comandante della zona». Colpiscono nella Corea del Nord vista da Giovannozzi l’assenza di illuminazione notturna e le strade senza automobili: «Sull’autostrada che da Pyongyang porta al 38° parallelo puoi giocare a calcio». L’attività edilizia è molto intensa, almeno nella capitale Pyongyang: «Ci sono molti grattacieli, ognuno è riservato a una categoria di lavoratori: i giornalisti, i professori universitari, gli operai...». Sulla cucina Giovannozzi non si sbilancia ma sembra non averla apprezzata troppo: «Però lì sono tutti magri, ma proprio tutti». Ad eccezione naturalmente del giovane capo supremo.

