In dieci anni crollate le ore lavorate: meno 79 milioni

Il calo più sensibile ha riguardato i lavoratori autonomi Aumentati del 38% i part time. Peggio di noi solo il Sud
PESCARA . Settantanove milioni di ore lavorate in meno rispetto al 2007, e l’escalation, pari al 38%, dei lavoratori a tempo parziale. È la nuova fotografia scattata dalla Cgia di Mestre sull’occupazione in Abruzzo, sulla base di dati Istat relativi alla (rilevazione continua forze lavoro. Il “crollo” delle ore lavorate ha riguardato soprattutto gli autonomi; in Abruzzo, nell’arco temporale di riferimento (2007-2016) è stato dell’8%, contro una media nazionale del 7% (meno 10,7% il dato relativo al Meridione).
«Pur avendo recuperato il numero di occupati persi in tutti questi anni, rispetto all’anno pre-crisi (2007)», si legge nel report della Cgia di Mestre, «il monte ore lavorate è crollato a livello nazionale di 2,3 miliardi (-5%), anche se ad aver patito questa caduta verticale non sono stati i lavoratori dipendenti, bensì gli autonomi». Se i primi, infatti, tra il 2007 e la fine del 2018 hanno registrato una contrazione delle ore lavorate pari a 121 milioni (- 0,4 per cento), gli altri, invece, hanno perso quasi 2,2 miliardi di ore (-14,4 per cento). Nei primi 9 mesi del 2019 (ultimo dato disponibile) la situazione è in via di miglioramento. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, infatti, autonomi e dipendenti hanno incrementato di 175 milioni lo stock di ore lavorate (+0,5 per cento).
«Sebbene dal 2015 il monte ore lavorate sia tornato a crescere», dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo, «il gap con il livello pre-crisi è ancora fortissimo e a pagare il conto sono stati, in particolar modo, gli artigiani e i piccoli commercianti. In questi ultimi 10 anni, infatti, il numero complessivo di queste piccole attività di vicinato è diminuito di 200 mila unità. Chiusure che hanno desertificato molti centri storici e altrettante periferie di piccole e grandi città, con una veemenza che dal secondo dopoguerra non si era mai verificata». Oltre ad aver costretto alla chiusura molte piccolissime attività, la bassa crescita del Pil registrata in questi ultimi 12 anni ha condizionato negativamente anche la qualità dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Se i lavoratori dipendenti a tempo parziale sono aumentati di oltre 1 milione di unità (+40,2 per cento rispetto al 2008), lo stock di quelli full time, invece, è sceso di 341 mila unità (-2,3 per cento rispetto al 2008). La ripartizione geografica, sempre in tema di ore lavorate, vede la flessione maggiore nel Mezzogiorno. Tra il 2007 e il 2016 (ultimo anno in cui i dati regionali sono a disposizione) la contrazione è stata del 10,7 per cento (pari a -1,4 miliardi di ore lavorate), contro il -5,8 per cento del Nordest (- 563 milioni), il -5,7 per cento del Nordovest (-755 milioni) e il -5,1 per cento del Centro (-491 milioni).A livello regionale le riduzioni più importanti si sono verificate in Molise e in Sicilia (-12,4 per cento in entrambi i casi), in Campania (-12,3 per cento) e in Basilicata (-11,1 per cento). L’Abruzzo è a metà classifica.

