Inchiesta sul piano di rientro Chiodi ai pm: nella sanità lobby forti e antiche

22 Ottobre 2014

L’ex governatore della Regione Abruzzo ascoltato per tre ore: non ho violentato le cliniche, i miei atti da commissario hanno rispettato la legge

PESCARA. «Non ho violentato nessuno, ma ho solo informato di quelle che sarebbero state per legge le conseguenze in caso di mancata firma dei contratti, ovvero la procedura di disaccreditamento». Aveva chiesto di essere interrogato e per 3 ore l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, oggi consigliere di opposizione, è rimasto seduto di fronte ai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli al quarto piano della procura di Pescara.

Chiodi è finito nell’inchiesta bis sulla sanità, quella in cui sono coinvolti anche l’ex subcommissario Giovanna Baraldi, l’ex assessore Lanfranco Venturoni e due tecnici dell'Agenzia nazionale per i servizi regionali. Al centro dell’inchiesta c’è il ridimensionamento dei tetti di spesa e il braccio di ferro nel 2010 con le cliniche private, quelle rappresentate dall’Associazione dell’ospedalità privata (Aiop) presieduta da Concetta Petruzzi e, in precedenza, da Luigi Pierangeli.

Secondo l’accusa Chiodi avrebbe fatto firmare alle cliniche private contratti di prestazione di assistenza ospedaliera collegando la firma al pagamento dei crediti che le cliniche avevano nei confronti della Regione. Non sarebbe andata così per l’ex presidente che, invece, ha ricostruito ai pm, secondo il suo punto di vista, «le patologie della sanità abruzzese», offrendo uno spaccato degli ultimi anni e bacchettando la sanità privata: «Le lobby della sanità sono antiche e fortissime», ha detto. Falso, violenza privata e abuso sono i reati contestati a vario titolo ai cinque e Chiodi si è difeso producendo anche documenti. «Mi ha sorpreso di trovare alcuni vuoti nella documentazione agli atti del fascicolo», ha detto il consigliere di Forza Italia, «perché ci sono le sentenze del Tar favorevoli alle cliniche private ma mancava la decisione del Consiglio di Stato che ha annullato le sentenze, ovvero l’esito delle vicende e questo mi ha rammaricato», ha proseguito Chiodi che, quindi, ha prodotto quella sentenza.

L’ex governatore ha fatto pressioni sulle cliniche per far firmare i contratti di prestazione assistenza ospedaliera? Per l’accusa sì mentre per il consigliere no perché, come ha spiegato, «ho semplicemente informato di quali sarebbero state le conseguenze per legge della mancata firma del contratto». Il consigliere regionale, quindi, ha parlato dei tetti e di una gestione della sanità «di cui vado fiero».

«Sulla questione dei tetti di spesa», ha aggiunto, «mi sembra che la questione sia stata chiarita. Si trattava di metodologie presentate dall’Agenzia sanitaria e alla fine su 7 presentate una sola è stata approvata dal Ministero». L’ex governatore ha fatto anche notare che «il Consiglio di Stato nel 2013 ha definito gli atti del commissario ordinanze libere extra ordinem e addirittura ha detto che gli atti del commissario sono atti urgenti e indifferibili in situazioni emergenziali e che non soggiacciono alle regole del contraddittorio». Un percorso che, comunque, secondo la versione dell’ex presidente, «sarebbe stato duro» perché, come ha detto, «abbiamo dovuto fare i conti con le lobby della sanità che sono forti, possenti, antiche e con relazioni a tutti i livelli. Ma oggi abbiamo dei contratti e una situazione completamente diversa. Su questo avrò perso anche le elezioni, ma credo di aver operato per la comunità. In Abruzzo», ha concluso, «per la prima volta dal 2010 ci sono dei contratti, prima non c’erano e questo significa non solo che non c’erano tetti di spesa ma neanche regole condivise».

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