L’aglio di Allium? Secco, sott’olio, cremoso e col chip

3 Dicembre 2015

Gianluca Delle Monache ha 25 anni e da cinque guida a Penne l’azienda di famiglia. Da poco ha anche avviato una produzione di grani autoctoni

PENNE. Immaginate una distesa di dieci ettari di collina punteggiati di piantine d’aglio. A sorvegliarle tutte le mattine è un imprenditore di 25 anni di Penne, Giunluca Delle Monache che dell’aglio rosso ha fatto la sua attività e la sua passione, nonostante una laurea triennale ad Ancona in ingegneria biomedica e l’attuale impegno nel corso biennale di specializzazione in elettronica. «La mia azienda, la Allium, è nata nel 2010, praticamente dal nulla con l’aiuto di mio padre e ora di mia sorella Francesca», racconta Gianluca. «All’inizio producevo solo aglio secco, poi ho fatto un corso di imprenditore agricolo e due anni fa ho cominciato a produrre anche conserve d’aglio».

Come mai la scelta di questa coltura?

«L’idea me l’ha trasmessa mio padre. Lui c’aveva già provato negli anni Ottanta. Io ho voluto riprendere il progetto: mi piaceva, aveva qualcosa di sperimentale. Sono partito con la produzione di aglio secco, poi ho pensato di mettere sul mercato le conserve. Oggi abbiamo cinque tipi di creme alimentari e facciamo anche le zolle d’aglio».

Che cosa sono?

«Sono lo scapo floreale che viene asportato per consentire al bulbo interrato di svilupparsi. Se non venisse tolto toglierebbe nutrimento all’aglio. In genere è un prodotto di scarto, i contadini le zolle le buttavano o facevano le frittate. Noi abbiamo pensato di metterle sottolio, in barattoli, appoggiandoci a un’azienda di trasformazione».

Il suo aglio come arriva al consumatore?

«La Allium è su tutti i fronti: nella Gdo con la Conad, nei mercati di ortofrutta, e facciamo e-commerce sul sito. Piano piano stiamo crescendo. Funzionano anche le fiere, soprattutto al Nord dove l’aglio rosso è meno conosciuto. Sul sito arriva qualche richiesta anche dall'estero, soprattutto l’Austria. Inoltre la mia azienda è associata a Campagna amica della Coldiretti. C’è un punto vendita all’aeroporto di Pescara, Italia farmers, e sono molti gli stranieri a comprare i nostri vasetti d’aglio».

Ogni barattolo della sua produzione ha un chip, perché?

«Sì, Gianfranco Zaccagnini che gestisce una software house ci ha proposto un chip per la tracciabilità del prodotto. A noi è sembrata una buona idea. Il consumatore con il suo smartphone può avere, grazie al chip, tutte le informazioni sul lotto di produzione e sugli ingredienti delle creme, oltre ad avere la geolocalizzazione dell’azienda. Probabilmente aggiungeremo anche ricette e un link che riporta al sito dell’azienda dove comprare direttamente il prodotto».

Allium resterà un’azienda monoprodotto o ha in mente di ampliare l’offerta?

«L’aglio ha una rotazione triennale sul terreno, perciò un anno fa abbiamo pensato di coltivare vari tipi di grano recuperando vecchi grani come il Senatore Cappelli, il Solina e il Farro. Con il pastificio Di Lullo abbiamo cominciato a produrre pasta di farro che abbiamo portato nelle fiere. Produciamo anche farine. Alcune le abbiamo portate recentemente alla fiera dell’Artigianato a Milano Vigolungo con buoni risultati».

Su quanto terreno può contare la sua l’azienda?

«La produzione di aglio rosso è su 10 ettari, abbiamo altri dieci ettari per la produzione di grano e farro».

L’aglio è una produzione che ha bisogno di molta mano d’opera, avete difficoltà a trovarla?

«No, anzi, ultimamente riceviamo molte richieste. All’inizio si trovavano solo stranieri, ora anche molti italiani».

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