«L’uscita dalla crisi è lenta: persi 70 milioni di stipendi

5 Novembre 2015

PESCARA. L'Abruzzo sta uscendo dalla crisi con troppa lentezza. Lo dice la Cgil Abruzzo commentando i dati sul lavoro. IUn particolare, in Abruzzo sono state quasi 16 milioni (15.753.809) le ore...

PESCARA. L'Abruzzo sta uscendo dalla crisi con troppa lentezza. Lo dice la Cgil Abruzzo commentando i dati sul lavoro. IUn particolare, in Abruzzo sono state quasi 16 milioni (15.753.809) le ore complessive di cassa integrazione autorizzate dall'Inps nel periodo gennaio-settembre 2015, un numero inferiore a quello dello stesso periodo dell'anno scorso (24.244.91) con un calo del 35,02%.

Nelle varie province abruzzesi, la riduzione più modesta della cassa integrazione si è avuta in provincia dell'Aquila (-10,32%), che ha registrato anche il maggior numero di ore autorizzate dall'Inps (4.919.710), seguita da Teramo (4.733.009), Chieti (3.847.384) e Pescara (2.253.706). Inoltre i lavoratori con posizioni a zero ore sono stati 10.090, mentre quelli coinvolti oltre 20.000.

«Dall'inizio del 2015 dunque», dice la Cgil, «l'Abruzzo ha perso circa 70 milioni di salari, poiché ogni lavoratore in cassa integrazione vede il suo assegno ridursi mediamente di circa 650 euro al mese, e ciò per effetto del tetto massimo previsto dalla legge sulla indennità. Il che vuol dire, in concreto, che dall'inizio della crisi (2008) ad oggi la nostra regione ha perso salari per oltre 900 milioni di euro». Sempre nel periodo gennaio-settembre 2015, gli abruzzesi che hanno beneficiato degli ammortizzatori sociali (esclusi i lavoratori agricoli) sono stati 43.394, mentre nello stesso periodo dell'anno scorso furono 46.080, con una diminuzione a livello regionale -5,8%. Se di guarda invece a chi lavora, nei primi sei mesi di quest'anno risultano in Abruzzo 468.000 occupati, ovvero 9.000 in più di quelli dello stesso periodo del 2014.

«Un dato che però va visto con attenzione», dice Sandro Giovarruscio della Cgil Abruzzo, «e che è ancora molto lontano dal periodo pre-crisi, quando in Abruzzo il livello degli occupati aveva raggiunto 518.000 unità. Un processo di ridimensionamento occupazionale che negli anni della crisi ha fortemente colpito il settore dei servizi». La nostra regione, infine, nei sette anni della crisi ha avuto una riduzione del Pil, cioè della ricchezza che viene prodotta, del -6,9%. Solo lo scorso anno la flessione è stata dell'1,7%, un numero ancora troppo negativo anche se le previsioni fanno ben sperare. «Sono numeri che dimostrano ancora una volta come siano urgenti scelte che favoriscano la ripresa dello sviluppo. La giunta regionale in particolare deve mettere al centro dell'iniziativa politica il lavoro attraverso un deciso rilancio degli investimenti, a partire da quelli previsti dal Masterplan».

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