«La fuga dai vaccini è follia la colpa è di false credenze»

Flacco, presidente dei pediatri: «Da noi c’è stata molta disinformazione e sarà difficile recuperare dopo un calo così alto». Domani il congresso a Pescara
di Andrea Mori
PESCARA
«In Abruzzo non si vaccina più per colpa di una una grave disinformazione. Dal web si è bombardati dai non-vaccinatori di messaggi negativi e di allarme verso i vaccini che fanno presa sulla sfera emozionale. Le società scientifiche hanno capito tardi l'importanza di questi canali di comunicazione oltre al fatto che le argomentazioni scientifiche fanno meno presa di quelle emozionali». Parte da queste considerazioni Valerio Flacco, presidente regionale della Sip, Società italiana di pediatria (ex primario a Lanciano), per spiegare il caso Abruzzo sul drastico calo del numero dei bambini vaccinati (vedi tabella accanto).
Al fenomeno medico-sociale la sezione abruzzese della Sip ha voluto dedicare il congresso regionale in programma domani a Pescara (dalle ore 9 nell’aula magna dell’ospedale). Saranno presenti anche studenti e docenti di due scuole che potranno interrogare dal vivo gli esperti al fine di sfatare quelle che vengono ritenute “le più comuni false credenze sui vaccini”.
Dottor Flacco, quali sono queste “false credenze”?
«Il motivo più ricorrente del rifiuto a vaccinare è la paura delle reazioni avverse. E tra le ragioni più banali ricordo quando una coppia mi disse: “dottore, perché dobbiamo vaccinare i nostri figli se alcune malattie come la difterite e la polio non esistono più?” Questo è falso, come è sbagliato considerare di serie B le vaccinazioni non obbligatorie senza sapere che il morbillo è una malattia che può essere mortale ancora oggi anche nel nostro Paese e non solo nei Paesi in via di sviluppo».
Detto così, la situazione in Abruzzo sembra in prospettiva molto a rischio.
«Stiamo da poco recuperando, ma non sarà facile. Il calo delle vaccinazioni in Abruzzo è stato molto alto specie per MPR, dal 90% all'85%, molto sotto il livello di guardia. Fino ad ora è ancora soddisfacente la vaccinazione esavalente (95/96%) ma anche questa ha un trend negativo. Pensi che eravamo quasi al 99% ».
Spieghi perché si deve vaccinare.
«Perché è la strategia preventiva più economica, più efficace e più sicura e anche socialmente utile determinando, con una massa critica del 95% una immunità di gregge una barriera cioé che protegge anche i non vaccinati ».
Ci si vaccina per crescere sani o per crescere più sani?
«La vaccinazione non serve per crescere sani o più sani, ma per crescere più forti nel contrastare le malattie infettive che sono sempre in agguato».
Con l'aumento degli immigrati che cosa è previsto per le vaccinazioni?
«Deve essere richiesto un certificato vaccinale del Paese d'origine, nel dubbio valutare l’avvenuta vaccinazione con la sierologia o rivaccinare. Inoltre bisogna aumentare la guardia e la sorveglianza specie per i bambini che provengono da aree a rischio per alcune malattie come la tubercolosi. Questi problemi verranno sottolineati con molta competenza dalla dottoressa Sisto nella sessione pomeridiana del congresso».
Lei ha accennato a malattie non sconfitte...
«ll morbillo, la parotite, la polmonite non sono ancora aumentate ma la massa dei suscettibili è ormai enorme e il pericolo di epidemie serie è molto elevato. E la polio anche se non è ancora riapparsa in Italia è ormai già riattecchita in molti Paesi».
Se si dovesse tornare indietro, lei da dove rinizierebbe?
«La utilità dei vaccini è indiscutibile e la fuga dai vaccini deve essere considerata una follia sanitaria. Se potessimo tornare indietro dovremmo curare meglio la comunicazione per far arrivare alle famiglie le ragioni scientifiche in modo semplice, ma più forte di come abbiamo fatto fino ad ora per contrastare le ragioni ideologiche e antiscientifiche. Per quanto mi riguarda, sono contro la obbligatorietà dei vaccini che alcuni vorrebbero per risolvere il problema; io penso si debba arrivare ad una vaccinazione condivisa dalle famiglie e a questo obbiettivo si può arrivare solo con una buona informazione e formazione. E prima che arrivi una nuova pericolosa epidemia».
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