La nuova sfida dell'Abruzzo del vino

Le cantine aperte nei weekend potrebbero spingere il turismo a una forte crescita
VERONA. “Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno... nascondendo la malinconia sotto l'ombra di un sorriso...”. I versi di Franco Califano sembrano descrivere mirabilmente l’atmosfera che si respira qui a Verona nell’ultimo giorno del Vinitaly. Giusto il tempo del colpo di coda nelle trattative con i buyer e dell’ennesima operazione di marketing. Qui, a ora di pranzo, l’aria è quella tipica della smobilitazione. Scatoloni, scatoline, cassette. Di vini, di calici, di attrezzature. Un incessante via vai verso auto e furgoni. La quattro giorni di fuoco è terminata e per comprendere appieno il bilancio della 58esima edizione del Vinitaly non servono numeri o cifre, basta inquadrare i contorni del volto dei produttori vitivinicoli abruzzesi per scorgere un lampo di soddisfazione, sublimato da un sorriso illuminante. Si guarda avanti e si lavora su un sistema che non rappresenta soltanto la vitivinicoltura in senso stretto.
Oggi la parola chiave è l’enoturismo. In base ai dati emersi durante il Vinitaly in media il fatturato di un’azienda abruzzese è rappresentato per il 10-12 per cento dal turismo del vino. Una percentuale destinata a crescere, ma che non può prescindere da una presa d’atto. Fatta eccezione per le manifestazioni mirate – Cantine aperte per esempio – e alcuni casi di prenotazioni, è difficile trovare in Abruzzo cantine aperte nei week end. Va da sè che non si può misurare in espansione un movimento senza ampliare l’offerta turistica nelle cantine. Dalle cene in vigna, sotto i tralci trafitti dalle luci fioche del crepuscolo alle masterclass mirate, dalla scoperta dei vini più pregiati alla degustazione classica.
E poi l’incoming, l’accoglienza di qualità. Le aziende abruzzesi, che hanno dimostrato lungimiranza e ricerca della qualità nel prodotto vino, hanno ricevuto in eredità un paesaggio e un microclima invidiabili. Sarebbe un peccato non passare allo step successivo, quello che ha fatto la fortuna del Chianti e delle Langhe, del Franciacorta e del Brunello. L’Abruzzo può e deve crescere anche in tal senso. Lo dobbiamo alla natura così generosa e al sacrificio di chi, su quei terreni scoscesi, ha piegato la schiena sotto il sole cocente. Valorizzare il vissuto e proiettarlo in un dimensione turistica all’altezza. È la nuova sfida che attende l’Abruzzo.
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