La vita a fumetti di Colafella, premiato al festival di Venezia

Il vignettista teatino che ha raggiunto il successo in Italia disegnando il viaggio di Leone, il bisnonno emigrante
CHIETI. Un’intensa quanto appassionata “striscia a fumetti” tutta abruzzese sul red carpet dell’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con la consegna di un premio speciale ai vignettisti Carmine Di Giandomenico, teramano, e Francesco Colafella di Chieti, entrambi espressione di una interessante e qualificata realtà come l’Accademia del Fumetto di Pescara. E anche di storie particolari come quella dello stesso Colafella, quarant’anni portati con noncuranza niente affatto calcolata, il quale ha da tempo fatto sua una frase di Charles Bukowski: «Ho sempre avuto un debole per le cose impossibili». Ora sorride, mostrando con legittimo orgoglio la targa, quasi violentando la sua disarmante modestia. E si parte subito con un lampo di sincerità. «Non me l’aspettavo, comunque una bella soddisfazione. Sì, ho inseguito cose apparentemente impossibili ma la passione resta al di sopra di tutto».
I FUMETTI DI PAPÀ. Già, i sogni, la passione. «Che, da ragazzino, prosciugava la paghetta che mi concedevano in famiglia. Sicuramente indotta da mio padre Silvio, in possesso di una splendida collezione dei vari Tex Willer e Diabolik mentre io ero affascinato dagli eroi del mio tempo come l’Uomo Ragno e Dylan Dog. Ricordo con commozione quando papà si ammalò e, in ospedale, con altri ricoverati, mise assieme un intenso scambio di fumetti che poi portava anche a casa. Morì che avevo 13 anni, figlio unico e gli studi di ragioneria da affrontare senza molto entusiasmo. Il diploma? Preso. Anche se penso di non averlo mai ritirato». Ma la vita è una sorpresa.
DISEGNI IN DISCOTECA. «Doveva essere una settimana di vacanza e sono invece rimasto lì, in Australia, sette anni. Continuavo a disegnare e creare storie, accettando ogni tipo di lavoro. Poi cominciai, in una discoteca dove facevo il cameriere, raccogliendo l’invito del mio amico dj Rino Iodice, anche lui abruzzese, a disegnare delle tele mentre i clienti ballavano. La cosa interessò parecchio, giravamo per varie discoteche, la notte in cui l’Italia vinse i mondiali di calcio, ci trovavamo ai confini con la Germania. Fu bellissimo. Ma dieci anni fa, il terremoto in Abruzzo mi fece scattare un enorme desiderio di tornare a casa».
PANCHINA E ACCADEMIA. Di nuovo a Chieti, seduto su quella che Francesco considera una fonte d’ispirazione.
«Una panchina dove, se sei da solo, hai tanto tempo per riflettere. Sono cresciuto tra il “quadrato” di piazza Carafa e il Villaggio Celdit. Un posto dove, allora, un bambino per strada era il figlio di tutti. Tornai e mi iscrissi all’Accademia del Fumetto di Pescara, diretta da Alba Di Ferdinando, dove ho avuto come insegnanti, tra gli altri, artisti come lo stesso Di Giandomenico e Francesco Di Gregorio».
Così Francesco è chiamato a curare un progetto dedicato alla produzione grafica di Ivan Graziani: una bellissima collezione di disegni del cantautore teramano, poi arriva anche l’invito a partecipare, a Torricella Peligna, alla rassegna dedicata a John Fante nella quale propone il “Contromano Blues”, con Di Gregorio: un romanzo a fumetti costruito su immagini autobiografiche, un road-movie scandito dalla colonna sonora del gruppo dei Dago Red.
LA STORIA DI LEONE. Ma c’è una storia ad affollare la mente e stimolare la creatività di Colafella. «Quella del mio bisnonno Leone, uno dei tanti migranti diretti in America con una valigia di cartone. Ne parlai con Carmine e si partì assieme con un nuovo progetto attorno alla figura di un uomo che, tra la passione per la tromba e vari mestieri, ha vissuto esperienze difficili in una terra solo all’apparenza accogliente. “Leone. Appunti di una vita” è nato così. Storia di guerra, viaggio e musica sostenuta dall’estrema determinazione nell’inseguire un obiettivo.
Il volume uscirà a fine ottobre e ha già suscitato molto interesse con l’aggiudicazione, appunto, del premio speciale a Venezia. Un importante riconoscimento dopo due anni di lavoro e copertina affidata alla prestigiosa firma di Tanino Liberatore, originario di Quadri e definito “Il Michelangelo del fumetto italiano”.
IL MITO DI MARCIANO. «Da bambino, papà mi portò a vedere a Ripa Teatina la statua dedicata a Rocky Marciano la cui leggenda mi affascinò incredibilmente e noto con piacere come le stesse sensazioni le provi oggi mio figlio di sette anni». Che si chiama, ovviamente, Leon e lo induce spesso a passare dalle parti di Ripa anche per sentirsi ripetere quella storia di emigrazione che è all’origine della carriera di colui che, in parecchi, considerano il più grande pugile di ogni tempo. Storia magari da raccontare attraverso quella che Will Eisner, il grande fumettista statunitense, ebbe a definire “arte sequenziale”. Francesco ci sta già pensando.
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