Le maglie del cuore e la Virtus accanto al dolore della famiglia

21 Novembre 2014

In chiesa la squadra al completo e il sindaco Pupillo Bandiere a mezz’asta sul palazzo del Comune per il lutto

LANCIANO. I compagni di squadra non hanno lasciato solo il campione che non ce l’ha fatta. Nell’ultimo viaggio di Lorenzo, gli amici del pallone lo scortano metro dopo metro lungo corso Trento e Trieste e fin dentro la cattedrale della Madonna del Ponte. Il mondo del calcio mostra il suo volto più umano di fronte alla tragedia di un ragazzo stroncato a 20 anni dalla leucemia. Ripiegate a circondare la bara di Lorenzo ci sono, una accanto all’altra, le maglie di Juventus, Milan e quella di Marco Verratti del Paris Saint German, le squadre a cui Lorenzo, come tutti i ragazzi della sua età, guardava sognando ad occhi aperti. Dall’altro lato, fanno bella mostra le casacche del Pescara calcio e della Virtus Lanciano, autografate, e un gagliardetto dell’Angolana calcio, a simboleggiare il mondo del calcio che si è unito nel nome di questo giovane coraggioso. La Virtus Lanciano, la prima squadra nella quale Lorenzo avrebbe dovuto debuttare prima di scoprire la malattia, è presente al gran completo. L’allenatore Roberto D’Aversa e i giocatori, capitanati da Carlo Mammarella, lo staff e il team manager Cicci Diomede, siedono nei seggi del coro, sull’altare. Nella navata, mescolati tra la folla, si scorgono il patron Franco Maio e la presidentessa Valentina. C’è Donato Di Campli, il procuratore di Marco Verratti, uno dei grandi calciatori che si era impegnato nella raccolta dei fondi per le cure di Lorenzo negli Stati Uniti. La malattia lo aveva tenuto lontano da allenamenti e partite, ma il calcio ha segnato tutta la sua battaglia –il gol da segnare, la partita più difficile- e gli è accanto anche nell’ultimo viaggio.

«Era un difensore a calcio, ma un attaccante nella vita», lo definisce l’arcivescovo Emidio Cipollone. «Lorenzo adesso sta giocando in un altro stadio, diverso da quello che amava tanto, in spazi che sanno di immensità», dice il sindaco Mario Pupillo, presente con assessori e consiglieri in rappresentanza dell’amministrazione che espone le bandiere a mezz’asta sul palazzo municipale, «la perdita di un figlio è un dolore incurabile, ma una piccola medicina la possiamo trovare in quello che tutta la città è riuscita a fare in nome di questo ragazzo. I giovani sono il nostro futuro, su di loro i genitori ripongono le speranze per il futuro. Per questo sono particolarmente vicino alla famiglia di Lorenzo. E a lui dico: grazie per la lezione che ci hai dato». Mamma Anna ha il capo chino per gran parte della funzione, una mano a tenere la fronte, come segno di una grande stanchezza. Ma a poco poco il calore delle centinaia di persone stipate nella cattedrale – altrettante sono rimaste a seguire la funzione sul sagrato- le scalda il cuore. E ritrova il sorriso quando, al momento dello scambio della pace, scorge a pochi passi gli amici del figlio. Accanto a lei ci sono papà Pasquale e gli altri figli, Antonio, Rossana e Roberta. In prima fila Laura, la fidanzata di Lorenzo, fissa a lungo la foto che lo ritrae ancora felice e presente. Stipati nei banchi, in piedi in ogni angolo della basilica, scorrono i volti di tanti giovani, di madri e padri, di anziani. Sono tutti lì a tifare, per sempre, Lorenzo.

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