Lezione di ottimismo di Grossi: «Solo così possiamo ripartire»
Il presidente della Corte costituzionale all’Università di Teramo «Resto un professore e credo in una nuova civilità giuridica»
TERAMO. «Il giudice costituzionale deve amare il silenzio». Paolo Grossi parla da storico del diritto, non da presidente della Corte che valuta la costituzionalità delle leggi. Elude così, con garbata chiarezza, ogni possibile accenno alla riforma della Costituzione varata dal governo e al referendum del prossimo autunno che alimenteranno lo scontro politico nei prossimi mesi. D'altra parte Grossi è a Teramo, invitato dall'università, per un doppio appuntamento che lo vedono in veste di accademico: la presentazione del suo ultimo libro "Ritorno al diritto", di cui si è parlato ieri pomeriggio nella sala delle lauree della facoltà di Giurisipudenza, e la lectio magistralis di oggi alle 9,30 nell’aula magna. «Sono prestato alla Corte costituzionale», precisa il presidente, «ma resto un professore, tra due anni tornerò in quel campo e lì morirò».
Ad accoglierlo ci sono il rettore Luciano D'Amico, che definisce il dibattito «un'occasione straordinaria per riflettere su una visione del mondo rassicurante e chiara che non corrisponde alla realtà dei fatti», e i docenti Fabrizio Marinelli e Paolo Ridola. Spetta a loro il compito di riassumere i contenuti del testo che raccoglie tre interventi di Grassi su postmodernità ottocentesca, analisi del '900 giuridico come secolo tutt'ora in corso secondo l'autore e attuale crisi del sistema. Proprio su quest'ultimo concetto si sofferma il presidente della Corte costituzionale dopo aver evidenziato la «piena sintonia culturale» con i relatori: «Bisogna che tutti si rimbocchino le maniche per vedere quello che c'è di positivo nella crisi, solo così si può costruire qualcosa di nuovo».
Quella che Grossi indica come "lentezza dell'Europa", anche alla luce della chiusura della frontiera austriaca, lo rende più scettico, ma non gli fa perdere la speranza nell'individuazione di «una strada più dritta verso l'unità politica». Il suo "Ritorno al diritto", insomma, lancia un messaggio di «ottimismo non acritico né facilone» verso una nuova civiltà giuridica che non si riduca all'enunciazione di leggi scollegate dal contesto sociale.
Gennaro Della Monica
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