Liris (FdI): «Il Premierato è frutto di condivisione con le altre forze politiche»

26 Novembre 2023

Il senatore di Fratelli d’Italia: «Resta la figura di garanzia del Capo dello Stato e riusciamo a introdurre la cosiddetta norma antiribaltone per la stabilità»

Il 3 novembre 2023 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha approvato all’unanimità un disegno di legge costituzionale per l’introduzione dell’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei ministri e la razionalizzazione del rapporto di fiducia.
Il testo si ispira a un criterio “minimale” di modifica della Costituzione vigente, in modo da operare in continuità con la tradizione costituzionale e parlamentare italiana e da preservare al massimo grado le prerogative del Presidente della Repubblica, figura chiave dell’unità nazionale. Il Ddl, pertanto, si propone di riformare la Costituzione con la forma di governo del cosiddetto “Premierato” e prevede la cancellazione della nomina dei senatori a vita, l’eliminazione della possibilità di sciogliere una Camera sola da parte del Presidente della Repubblica, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’introduzione della cosiddetta norma antiribaltone. Sebbene Fratelli d’Italia abbia sempre preferito riformare la Costituzione in senso presidenziale o semipresidenziale, mediante l’elezione diretta del Presidente della Repubblica – come è scritto anche nel programma – si è preferito percorrere una strada che fosse il più possibile condivisa anche dalle altre forze politiche e sociali, in virtù del suddetto dialogo. Infatti, l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e il mantenimento della figura di garanzia del Presidente della Repubblica è sembrata la scelta di riforma su cui vi fosse una maggiore convergenza.
Ad ogni modo, resta ovviamente ferma la prerogativa del Parlamento emendare e modificare il testo del Governo. La riforma della Costituzione nel corso di questa legislatura è una priorità, poiché si tratta della “madre di tutte le riforme”, come l’ha definita il Presidente Meloni. I due pilastri che sorreggono il percorso delle riforme sono la maggiore stabilità degli esecutivi e l’implementazione del principio costituzionale della sovranità, atteso che l’indicazione di chi guida le Istituzioni deve necessariamente essere frutto di indicazioni popolari chiare. Queste sono le due linee direttrici da seguire, perché capaci di restituire efficienza al nostro sistema: le riforme servono per rendere l’Italia più stabile, credibile e competitiva a livello internazionale. Infatti, in Italia, dal 1948 ad oggi, si sono alternati 68 governi, guidati da 31 Presidenti del Consiglio diversi: in media, i governi italiani sono rimasti in carica per 414 giorni, meno di un anno e due mesi, e hanno governato effettivamente per 380 giorni, poco più di un anno.
Questa instabilità, nel corso degli anni, ha danneggiato e indebolito l’Italia anche dal punto di vista economico e finanziario: ha prodotto assenza di strategia e di programmazione sul lungo periodo su temi cruciali, come, ad esempio, la politica industriale e la politica estera. In questo quadro si inserisce anche l'autonomia differenziata: come ha precisato il Presidente Meloni “l’autonomia e la riforma delle istituzioni centrali si tengono insieme, perché c'è un presidente del Consiglio che dialoga con i Presidenti delle Regioni”. Per questo è necessario varare una riforma costituzionale che dia forza e capacità decisionale a chi guida l’Italia, che metta nelle mani dei cittadini la decisione su chi debba guidare la Nazione. In questa ottica, come si evince dal testo del Ddl della riforma, si punta, innanzitutto, a porre fine ai governi tecnici o a governi nati da giochi di Palazzo: il Premier sarà sempre un parlamentare. In via ulteriore, si vuole garantire agli italiani che il Presidente del Consiglio persegua gli obiettivi che loro stessi hanno votato alle elezioni politiche, senza che si creino programmi alternativi e maggioranze variegate e non votate da nessuno. Dunque, lo scopo è quello di lasciare come eredità di questa esperienza governativa una democrazia più matura ed istituzioni più efficienti, più capaci, più attente ai bisogni dei cittadini e più stabili, al netto della forma di governo scelta per riformare la Costituzione.
*senatore di FdI e membro della Giunta per il Regolamento
e della 5ª Commissione
permanente (Bilancio)