Lo psicologo di Lanciano arrivato fino a Orlando

5 Marzo 2016

Danilo Bisbano a 25 anni ha abbracciato il Servizio volontario europeo E’ stato in Finlandia, Regno Unito e oggi lavora nel parco Disney in Florida

PESCARA. Nel gergo degli operatori delle reti europee si dice che dopo un "1+1+1", ossia dopo un Erasmus, un Leonardo e uno Sve, trovi di sicuro lavoro e se poi quest'ultimo è un'offerta promossa da Eures, la rete europea del lavoro, allora… sei l'utente perfetto! Proprio come Danilo Bisbano, giovane psicologo abruzzese, che ha all'attivo un percorso formativo UE da manuale.

Danilo è un ragazzo di Lanciano, oggi iscritto all'Albo degli psicologi della Regione Abruzzo, che, come tanti, fino all'età di 25 anni, non era mai stato lontano da casa, viveva con i genitori e il fratello una vita tranquilla, dividendosi nel tempo libero tra il teatro per bambini e la sua passione di sempre, il calcio, che gli permetteva anche di guadagnarsi un po' da vivere, e tutto sommato non si poteva lamentare…

«Tutto successe nel marzo 2010», racconta Danilo, «quando ero all'ultimo anno del corso di laurea in Psicologia all'Università G. D'Annunzio di Chieti-Pescara, e con un mio amico di vecchia data, pensavamo che di lì a poco saremmo entrati nella vita dei "grandi", in quel mondo che visto con i nostri occhi sembrava il mondo della "serietà". Così pensammo che forse sarebbe stata l'ultima occasione per fare qualcosa di diverso, che avrebbe potuto dare una svolta alla nostra vita».

Danilo decise dunque di fare domanda per l'Erasmus: «Non dimenticherò mai il giorno dei colloqui, tra ansie e paure per la lingua che non conoscevamo e mai avrei immaginato il peso che quell'esperienza avrebbe avuto sulla mia esistenza… Trascorsi così gli ultimi 5 mesi da studente laureando nell'Università di Helsinki dove ho sostenuto alcuni esami e iniziato anche la ricerca per la tesi».

Quando hai avuto la consapevolezza che l'esperienza Erasmus ti aveva cambiato per sempre la vita?

«Dopo la laurea ho capito subito che il vento non era buono, il mercato lavorativo era saturo e gli effetti della crisi si facevano sentire in maniera abbastanza pesante su tutta l'area del Sociale. I concorsi pubblici erano una chimera, posizioni aperte nel privato inesistenti, della ricerca non ne parliamo nemmeno. C'erano possibilità solo in varie cooperative, naturalmente come volontario non retribuito e con possibilità d'inserimento futuro prossime allo zero assoluto. Difatti ho svolto solo un anno di tirocinio tra il Centro di salute mentale, il Consultorio e il reparto di Psichiatria a Lanciano: un'esperienza utile che mi ha insegnato tanto, ma che si è rivelata fine a se stessa ».

Al nostro giovane laureato sarebbe piaciuto ottenere una specializzazione in Psicoterapia, ma ciò significava investire altri quattro anni di studi, in una scuola privata.

«Iniziai a pensare», continua Danilo, «che a Helsinki forse non mi sarebbe dispiaciuto tentar qualcosa: cominciai ad inviare Cv alle università, sia per un dottorato che per una specializzazione. Lì gli studenti, anche non finlandesi, non solo non pagano tasse ma ricevono sovvenzioni per studiare. Alla fine però venne fuori un'opportunità che m'intrigò ancor di più, un volontariato presso un centro per ragazzi in un paesino della Finlandia centrale. Ciò che ho sempre desiderato fare nella vita è lavorare con bambini e adolescenti anche non in campo clinico, cosa purtroppo molto difficile per ora in Italia, visto che i principali tagli post-crisi sono avvenuti tutti nel settore sociale. Diciamo che l'idea di fondo del nostro Paese è questa: se stai male, ti curiamo o almeno ci proviamo; se stai bene, non facciamo nulla per aiutarti ad esserlo ancor di più. Insomma, il mantenimento nel benessere è una vera utopia e la mia tesi magistrale trattava proprio la Promozione del Benessere, figuriamoci un po'…».

Come è nata l'idea di fare un volontariato?

«L'idea dello Sve (Servizio volontario europeo) nacque per caso durante il periodo di tirocinio post-laurea, chattando su Facebook con un'amica conosciuta in Finlandia. Io non sapevo nemmeno che cosa si trattasse. Era l'occasione che aspettavo per uscire dall'Italia e intraprendere un nuovo viaggio di vita e di idee. Ovviamente dopo l'Erasmus, la Finlandia era la mia meta prediletta, così mi misi in cerca di un progetto adatto a me».

In pratica lo Sve permette di fare, se hai fra 18 e 30 anni, un'esperienza di volontariato in un Paese europeo nel settore a te più congeniale: sociale, ambientale, culturale, musicale, ecc. Purtroppo è poco pubblicizzato e soprattutto qui in Italia pochi sanno di che cosa si tratta, ma l'Unione Europea mette a disposizione un cospicuo budget per questi progetti e i volontari ottengono la possibilità di lavorare in un Paese straniero nel settore d'interesse per un periodo che va dai 5 ai 12 mesi. In tutto ciò il viaggio è interamente pagato, così come il vitto, l'alloggio, il training linguistico iniziale e un piccolo pocket-money mensile di circa 120 euro. Al termine del percorso formativo ti viene rilasciato anche un attestato, lo Youthpass, che sicuramente fa… Curriculum. La Sending Organization di Daniele è il centro Europe Direct Chieti (evs@provincia.chieti.it) .

«Io ho scelto il campo sociale», spiega il giovane lancianese, «e ho lavorato in questa struttura polivalente per ragazzi dai 13 ai 17 anni, una specie di dopo-scuola che organizzava attività pomeridiane in collaborazione con la scuola stessa, come il corso di cucina o quello per la patente del motorino, eventi sportivi e culturali, campeggi e gite varie. Vien da chiedersi perché in Italia lo stato non finanzi strutture del genere».

Che ricordo hai di quel periodo trascorso nella "terra di mezzo"?

«I miei sei mesi in Finlandia, in un piccolo paesino di 4mila anime di nome Muurame,sono stati tra i più belli della mia vita. Mi sono integrato benissimo e con una velocità pazzesca: mi hanno accolto nel loro gruppo serale di pallavolo e nella squadra di calcio del paese».

Non è con la "lentezza" scandinava però che hai affrontato il tuo rientro in Italia?

«Sì, infatti, dopo questa esperienza non mi sono più fermato, ho pensato fosse da pazzi restare bloccati in casa troppo a lungo e mi sono quindi messo in cerca di ciò che offriva l'Europa e non solo… Ho trascorso 4 mesi a Cambridge nel Regno Unito, l'anno successivo, grazie ad una borsa Leonardo, lavorando in una Care home (un centro per anziani) ed è stata anch'essa un'esperienza molto costruttiva. Si tratta di un'altra azione europea, oggi confluita all'interno del programma Erasmus+, rivolta a sostenere la mobilità professionale transnazionale, con cui un giovane non necessariamente laureato o diplomato, può svolgere un tirocinio formativo all'estero».

E poi, in questa inarrestabile evoluzione, in quali altri lidi sei sbarcato?

«Ora sono negli Usa, precisamente ad Orlando in Florida. Dopo l' esperienza in UK non vedevo l'ora di buttarmi in qualcosa di nuovo, mi sono imbattuto per caso in un annuncio della Disney promosso dalla Rete europea del lavoro (Eures)».

Che cosa consiglieresti ai giovani abruzzesi?

«Non importa che cosa state facendo, quali siano i vostri programmi, che cosa vi dice la vostra coscienza; prendetevi un periodo di pausa, scrivete su google Sve (Evs in inglese), trovate un progetto e un Paese che vi intrigano e partite, 6 mesi non vi cambieranno la vita… o forse sì».

Anna Bongiovanni

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