«Ma così gli alberghi lavorano tutto l’anno e non pochi mesi»

22 Aprile 2015

PESCARA. C’è chi è favorevole per lavoro e chi per solidarietà. Chi per tutte e due le ragioni. «Accogliere i profughi, oltre a una gratificante esperienza dal punto di vista umano, ha rappresentato...

PESCARA. C’è chi è favorevole per lavoro e chi per solidarietà. Chi per tutte e due le ragioni. «Accogliere i profughi, oltre a una gratificante esperienza dal punto di vista umano, ha rappresentato soprattutto un'opportunità di lavorare, per noi e per tante altre persone che altrimenti sarebbero rimaste a spasso per tutto l'inverno», taglia corto Antonio Felicioni, titolare dell'hotel Ariminum - l'unico albergo di Montesilvano che ospita da oltre un anno in media 50 profughi al giorno, spiega così perché è favorevole all’accoglienza.

Felicioni non si nasconde, né si sottrae al dialogo con i colleghi che lo criticano per la sua scarsa fiducia nelle potenzialità turistiche di Montesilvano. Lo Stato gli paga 30 euro circa al giorno per ogni ospite (di cui 2,5 vanno consegnati all’ospite), con i quali l'albergo deve far fronte a vitto, alloggio, vestiario, sigarette, ricariche telefoniche, attività formative e ricreative. Non è molto, ma neanche troppo distante dai prezzi di mercato per un albergo di quella categoria. «Ci sono dieci persone che lavorano quotidianamente nell'hotel. L'alternativa sarebbe stata quella di chiudere da settembre a maggio». Amen.

L’assistenza ai profughi, e non la ricettività alberghiera, è invece la mission della cooperativa campana Matrix, che recentemente ha preso in gestione un ex albergo di Torino di Sangro rispondendo a un bando della prefettura di Chieti. Matrix è già presente nell’alto Vastese, a Schiavi d’Abruzzo, nell'ex albergo ristorante il Tempio, a Monte Pizzuto, a Palmoli, Carunchio, Lentella. Simone Caner, responsabile del Consorzio Matrix, spiega: «Siamo abituati a rispondere ai timori e spesso anche alla rabbia della gente. Siamo d'accordo che è sbagliato il modo di affrontare il problema degli arrivi, ma bisogna capire che è una situazione di emergenza, un problema umanitario. Per noi è un lavoro, non siamo benefattori. Ma la gente deve anche capire che se non ci fossero le cooperative le Prefetture dovrebbero occuparsi degli arrivi d'imperio e requisire strutture pubbliche». Caner rispondendo così indirettamente anche alle riserve espressi dai sindaci di alcuni comuni abruzzesi interessati, tra cui appunto Torino di Sangro (vedi articolo a fianco) e Palmoli, quest’ultimo partito lancia in resta dopo un blocco stradale organizzato per protesta proprio dai profughi. E la chiesa locale? Si schiera decisamente per l’accoglienza l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, che ha dovuto affrontare la levata di scudi del sindaco di Chieti Umberto Di Primio contro l'arrivo (per ora solo ipotizzato) degli immigrati agli Istituti riuniti di San Giovanni Battista : «Non innalziamo muri, ma ponti che leghino fraternamente tutti gli uomini», ha detto. «La dignità di persona umana è un diritto che va assicurato a tutti. E quindi anche al profugo che fugge dalla terra d'origine per lasciarsi alle spalle storie di miseria e sofferenza». Parla da operatore e da protagonista Patrick Guobadia, coordinatore regionale Migranti per la Cgil, originario della Nigeria: «Come si fa a dire che gli immigrati non possono venire in Europa? Ora i profughi arrivano anche in Abruzzo, dobbiamo strutturarci per accoglierli». Sono timide, infine, le voci della politica, affidate soprattutto a consiglieri comunali di origine extracominitaria, come il chietino Bassam El Zohbi, del Centro democratico o Gamal Bouchaib, consigliere del comune dell’Aquila.

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