Napolitano, il terremoto e la promessa agli aquilani: «Non sarete dimenticati»

Era il capo dello Stato quando il sisma del 6 aprile 2009 sconvolse il capoluogo La prima visita alla Finanza nel 2007, c’era anche alla commemorazione del 2011
L’AQUILA. Giorgio Napolitano era Presidente della Repubblica nei giorni del terremoto dell’Aquila. Prima del 6 aprile del 2009 era venuto una sola volta in Abruzzo, all’Aquila, il 21 giugno 2007 per la celebrazione del 233esimo anniversario della fondazione della Guardia di finanza. Il 9 aprile 2009 fece visita alle zone terremotate e il giorno successivo partecipò ai funerali delle 309 vittime del terremoto. Il 9 luglio 2009 prese parte al G8 nella scuola della Guardia di finanza e il 6 settembre successivo al concerto diretto da Riccardo Muti ed eseguito dalle orchestre e dai cori delle istituzioni musicali dell’Aquila sempre nella scuola della Finanza. Circa due anni dopo, il 6 aprile 2011, non fece mancare la sua presenza alla messa in ricordo delle vittime del terremoto, nella basilica di Collemaggio ancora puntellata. Il 21 giugno 2012 era alla cerimonia del 238esimo anniversario di fondazione dellaFinanza. Infine, il 7 ottobre 2012, è intervenuto all’inaugurazione dell’Auditorium del Parco del Castello progettato da Renzo Piano e al concerto diretto da Claudio Abbado.
21 GIUGNO 2007
Il 21 giugno il presidente Napolitano, oltre che alla Guardia di finanza fece visita, partendo dal palazzo della prefettura (crollato nel 2009) dove aveva pranzato, alla sede della Regione in occasione dell’incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali. Quel giorno Napolitano disse fra l’altro: «Sono molto contento di avervi potuto incontrare, di aver potuto rivedere l’Abruzzo e di aver ascoltato anche delle notizie positive e confortanti. Si è detto: l’Abruzzo sta ripartendo. Possiamo dire che questo rilancio dell’Abruzzo si inserisce in una fase positiva di ripresa dell'economia italiana. Tuttavia, anche per sostenere, consolidare e far andare più avanti questo processo di ripresa economica, di trasformazione e di accrescimento della competitività delle nostre produzioni, è importante che lavorino bene le istituzioni».
6 APRILE 2009
Appena avuta la notizia del devastante sisma dell’Aquila con centinaia di vittime, Giorgio Napolitano diffuse la seguente nota: «Alle persone terribilmente colpite nei loro affetti, nelle loro case e nei loro luoghi di vita quotidiana, dalla furia devastante del terremoto che si è abbattuto sulla città e sui dintorni dell’Aquila, desidero dire semplicemente: tutti gli italiani, e io con loro, sono vicini al vostro dolore, condividono la vostra angoscia. Anche da paesi amici sono giunti a me e al governo messaggi significativi di partecipazione al nostro cordoglio e di schietta solidarietà. Sono sicuro che le forze dello Stato, le istituzioni pubbliche centrali e locali, sprigioneranno il massimo sforzo per fronteggiare l’emergenza e dare a voi tutti sicurezza per il futuro».
9 APRILE 2009
Il 9 aprile 2009 il Presidente visita L’Aquila, Onna e altre zone colpite dalla scossa delle 3,32. Al termine parla con i giornalisti e afferma: «Come avete potuto constatare, ho cercato di vedere il più possibile quale sia la realtà dell’Aquila all’indomani del terremoto, capire quali sono le scelte che si sono fatte per l’emergenza e quali le condizioni che si sono assicurate a tutta quella gran parte della popolazione che ha avuto bisogno di aiuto, di soccorso e di rassicurazione. Ovviamente non sono venuto come autorità che possa prendere delle decisioni: le decisioni spettano al Governo. Naturalmente questa situazione ha un dopo. Anzi, ha più di un dopo. Servirà consolidare l’accoglienza per famiglie che non potranno riavere subito la loro casa. Quindi bisognerà passare dalle tendopoli ad altre soluzioni più stabili e confortevoli. Poi ci sarà un altro dopo: che cosa sarà il futuro dell’Aquila, che cosa sarà il futuro di questa parte dell’Abruzzo, di coloro che potranno tornare, dei monumenti storici che potranno essere restaurati, di cose assolutamente nuove dal punto di vista urbanistico e abitativo. Voglio esprimere anche la mia ammirazione per la popolazione, perché la dignità che ho potuto cogliere in tutti mi ha molto colpito».
ONNA
«Che cosa mi rimarrà più impresso? Forse l’immagine di quella strada di Onna che ho visto praticamente polverizzata. E lì erano povere case contadine: lì non si può fare la questione se hanno usato un buon cemento armato o uno scadente cemento armato. Lì si era esposti alla furia della natura, e veramente è uno spettacolo dolorosissimo vedere com’è ridotto quel paese; vedere quanta parte della popolazione ha perduto la vita, perché si parla di percentuali che raggiungono il 20-30% degli abitanti. Poi mi è rimasta impressa qualsiasi immagine e qualsiasi voce di persone che hanno lasciato sotto le macerie figli, ragazzi, giovani e perfino bambini».
RESPONSABILITÀ
Rispondendo alla domanda di un cronista Napolitano disse: «Non si tratta di liberarsi da ogni possibile responsabilità, si tratta di vedere effettivamente come sia potuto accadere che norme di prevenzione che erano state, a suo tempo, identificate, studiate e anche tradotte in legge, non abbiano avuto l’attuazione indispensabile, o per difetto di controlli o per irresponsabilità diffuse, perché molti sono i soggetti che sono interessati e coinvolti nella costruzione di un palazzo o nell’acquisto di una casa, e nessuno dovrebbe in questi casi chiudere gli occhi: né chi acquista, né chi costruisce, né chi è chiamato a fare i controlli. In questo senso un esame di coscienza è necessario, ma non per battersi il petto, bensì per vedere che cosa è indispensabile e urgente fare perché mai più ciò accada e perché – come dicono il comitato Grandi rischi, l’Istituto di fisica e tutti coloro che seguono questi fenomeni – si prevengano disastri per le popolazioni nell'unico modo possibile: non con fantasiose profezie o con impossibili previsioni, ma apprestando i mezzi indispensabili perché le case e gli edifici resistano. Quindi come costruire, restaurare, o mettere il più possibile in sicurezza, riducendone la vulnerabilità, edifici antichi che sono quelli che poi formano il patrimonio dei beni storici e culturali».
6 APRILE 2011
La visita del 6 aprile 2011, due anni dopo il sisma, servì anche a fare un primo bilancio della ricostruzione. «Nessun italiano», disse, «ha mai cancellato neanche per un solo momento dalla sua memoria la tragedia del terremoto che due anni fa ha colpito questa bellissima città. Non credo che gli aquilani debbano essere dimenticati. Sappiamo che le questioni prospettiva sono complesse, ma deve essere chiaro che per noi l’Aquila vale quanto la più grande delle città storiche del nostro Paese. Di città storiche», ricordò Napolitano, «ne abbiamo di grandi, di medie e di piccole quanto a dimensioni, e tutte costituiscono un tesoro del nostro Paese che è riconosciuto in campo internazionale. Dobbiamo guardare anche con questo occhio all’avvenire dell’Aquila che ha bisogno non solo del lavoro, dello studio, delle attività quotidiane dei suoi cittadini, ma anche della rinascita di questo bellissimo centro storico».
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