PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO UN PRESIDENTE DA NOMINARE
Anche per la gestione dei boschi, in Italia, ci sono due scuole di pensiero: c'è chi è stato favorevole alla trasformazione dei forestali in carabinieri e chi rimpiange i tempi belli della guardia...
Anche per la gestione dei boschi, in Italia, ci sono due scuole di pensiero: c'è chi è stato favorevole alla trasformazione dei forestali in carabinieri e chi rimpiange i tempi belli della guardia forestale. Su un punto tutti sono d'accordo: il verde, in Italia, deve avere il massimo delle attenzioni da parte del governo, del parlamento, dagli enti locali e da chi ha la responsabilità di gestire i numerosi parchi italiani. Tra quelli italiani, il Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise, che, a breve, festeggerà i suoi cento anni di vita, è uno dei più importanti e complessi dal punto di vista orografico e amministrativo. Per anni, il Pnalm, per le popolazioni limitrofe o comprese nel suo "recinto", a fasi alterne, è stato "amico" e "nemico". Amico perché era d'aiuto per varie necessità, come quella del diritto di legnatico, nemico perché imponeva dei limiti all'antropizzazione non per mero capriccio dei funzionari, come dice Franco Tassi, già direttore del Pnalm, ma per disposizione di legge. Oggi, dai più avveduti, il Parco viene vissuto come una risorsa da custodire gelosamente e da far conoscere e apprezzare da italiani e stranieri, anche attraverso l'opera di Pietro Schneider, che sta creando un "ponte verde”, tra Italia e Cina, attraverso l'International alliance of protect area. Anche le istituzioni e la politica, parlando, non dimenticano mai di elencarne le peculiarità e di sottolineare l'esigenza della salvaguardia intelligente di tutti i Parchi italiani, ma sul versante della concretezza sono meno operative, a volte. Da troppo tempo, il Parco nazionale di Abruzzo, retto provvisoriamente da Augusto Barile, consigliere del Parco e vicesindaco di Lecce nei Marsi, aspetta che il governo ne nomini il presidente, pur essendone stato già nominato il direttore, nella persona del colonnello dei carabinieri forestali, Luciano Sammarone. Qualcuno sussurra che sarebbe stato opportuno nominare, prima e subito, il presidente e poi, il direttore. Politica e burocrazia a parte, sarebbe opportuno rinforzare la tutela del Pnalm, soprattutto, in questo periodo di trasformazioni climatiche, incrementando un turismo sorvegliato e sostenibile, che sarebbe una vera boccata di ossigeno per i paesi limitrofi o compresi nel territorio protetto. Ormai, conosciamo tutti l'importanza della conservazione saggia del nostro ecosistema.
*promotore culturale

